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Non si è mai sicuri…

…dove ti porta una storia.
Non sto parlando della trama. Almeno io, quando scrivo un soggetto ho già in mente tutta la struttura, già divisa in scene. Sto parlando dei motivi che ti hanno spinto a scriverla.
Nel mio precedente fumetto, Metauro, l'idea iniziale fu quella di raccontare un episodio della storia antica poco conosciuto che riguardava il posto dove sono nato e cresciuto. Scrivendo, col passare delle settimane mi resi presto conto che le cose che mi interessava raccontare erano altre. A cominciare dai miei ricordi, i legami con quei posti, l'importanza del ricordare per capire da dove veniamo e quindi chi siamo. Se dovessi riassumere in una parola quello che rappresenta per me Metauro quella parola è memoria.
Allo stesso modo per il nuovo libro la parola ricorrente è cambiamento. Il cambiamento riguarda gli anni in cui succedono gli eventi (Unità d'Italia) e la forte opposizione dei briganti ad esso. Ma riguarda soprattutto la mia vita. Chi mi conosce sa di cosa sto parlando.
Non so se questo gioco del focalizzare una storia in una sola parola è una cosa che faccio solo io… Chissà.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.