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Sulla scrittura di un fumetto

La fase di scrittura è certamente la parte più importante ed esaltante nella creazione di un fumetto. E quando parlo di scrittura non intendo solo la sceneggiatura vera e propria con scansione delle vignette, impostazione grafica delle tavole e dialoghi (il cosiddetto storytelling).
Un autore di fumetti, al contrario di uno scrittore, deve prima di tutto immaginarsi il libro finito. Perché, ovviamente, un fumetto non è semplicemente l'accostamento di parole e immagini ma è costituito proprio dal loro rapporto. Di conseguenza non è possibile scrivere una storia senza avere già in mente le immagini che l'accompagneranno e la completeranno.
Il mio nuovo romanzo a fumetti (definizione che preferisco a graphic novel) è nella fase di disegno. Protagonista il brigante Terenzio Grossi che negli anni 1861 e 1862, successivi all'unificazione dell'Italia, fu a capo di una banda che spaventò (ma destò anche ammirazione e rispetto) le valli della provincia di Pesaro e Urbino.
La storia l'ho pensata a colori (che per me rappresenta una grossa novità) ma adesso dovrò capire se sarò in grado di realizzarla.
Altrimenti mi toccherà re-immaginarla da capo…

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.