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Il punto della situazione

Immaginavo che il post sullo stato delle cose nel mondo dell'editoria a fumetti nostrana avrebbe suscitato interesse ma non a tal punto. Da un lato sono ovviamente contento perché il dibattito è sempre stato civile (cosa rara nei blog) e a tratti propositivo. Ma è anche vero, e lo ribadisco, che un blog non è lo spazio adatto a portare avanti una discussione veramente costruttiva. Per cui faccio un breve riassunto (a titolo di quelli che arrivati da poco si sentono demotivati dalla lettura di quasi 100 commenti) e da domani ritorno a postare una nuova tavola a colori di Banda Grossi.

Da un lato ci sono gli autori a cui non interessa pubblicare per Bonelli o Disney o disegnare supereroi (chiamiamoli per semplicità autori di romanzi a fumetti).
Dall'altro le medio/piccole case editrici italiane (che sono la stragrande maggioranza e negli ultimi anni sono aumentate a dismisura).
Gli autori (direi quasi tutti) vorrebbero un minimo di professionalità (che comprenda come garanzia un compenso minimo, punto questo da capire e stabilire in qualche modo), ma spesso purtroppo lavorano gratis o quasi, accontentandosi così di "apparire".
Gli editori sono divisi tra chi è daccordo sulle garanzie minime e chi invece, rivendicando il proprio ruolo di talent scout per gli esordienti e di portare avanti il fumetto di nicchia (quello che facevano le riviste anni fa), dice che è giusto una sorta di "praticantato" gratuito dei giovani autori.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.