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Qual è il giusto compenso?

Stasera voglio dedicare un poco di tempo ad una questione che da un paio di giorni sta tenendo banco nel mondo virtuale dei vignettisti e fumettisti. Si tratta di una questione che attraversa le epoche e che in questo momento sta interessando anche il gruppo del progetto Hellzarockin' (vedi tag).
La questione è il rapporto tra l'arte e il soldo. Niente di nuovo, appunto.
Tutto nasce da uno scambio di email tra il bravo Flaviano Armentaro e Massimo Caviglia. Quest'ultimo chiede al giovane autore satirico di partecipare al progetto di una nuova rivista di satira (in realtà riprendere una vecchia rivista di satira, Il Male) ma senza parlare di compensi. Flaviano risponde dicendo che non è giusto che quelli che ormai hanno un nome "sfruttino" i giovani senza mai "schiodarsi". (Ovviamente il discorso è più compesso ma il succo sta lì).
Gipi interviene sul suo blog rimproverando a Flaviano (e a questa generazione) il fatto di parlare di compensi prima che di "arte". (Ovviamente anche qua sto semplificando… ma ho messo i link, no?).
Le posizioni quindi sono due.
Da una parte metti il cuore e la passione prima di tutto, poi se sei bravo ti verrà riconosciuto.
Dall'altra è giusto essere pagati. Solo così si evita di svilire il proprio lavoro e quello degli altri.

Il mio punto di vista è abbastanza pragmatico. Penso sia giusto essere pagati. Sempre.
Ma è corretto fare valutazioni in base a questi parametri:
1 Tipo di lavoro (e quanto ci creda. Più è sentito e personale, meno penso al soldo)
2 Datore di lavoro (e di conseguenza il budget che hanno. Più sono importanti e meglio voglio essere pagato).

Devo dire che negli ultimi anni sto notando un abbassamento preoccupante di questa soglia di dignità. Sempre più persone sono disposte a fare illustrazioni/vignette/fumetti gratis. Addirittura pagando (come per la scrittura e la poesia). Non solo. Io da anni faccio lettering. Un lavoro dove prevale la componente artigianale su quella creativa. Ebbene anche in questo campo ci sono persone disposte a lavorare a prezzi sempre più bassi pur di avere il loro nomino sui colophon dei fumetti.
Questo modo di fare, come potete immaginare abbassa il livello qualitativo in tutti i campi e di conseguenza le persone si stanno abituando a quel livello. Non sanno più riconoscere quella qualità e quindi non la chiedono.
Mi sembra la storia della cultura italiana degli ultimi trent'anni.
Ma a me pare che in questo momento questo modello stia accelerando.


Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.