domenica 20 giugno 2010

Vivere con il fumetto in Italia

Come promesso voglio ritornare su questo argomento visto che sta a cuore a molti.
Premessa numero 1.
Con "fare fumetti" si intende una gamma di attività che va dal semplice artigianato alla pura sperimentazione. Un disegnatore Bonelli fa un lavoro molto diverso da autori underground come Maicol&Mirco.
Premessa numero 2.
Ogni lavoro ha una componente più meccanica e ripetitiva e una più creativa e stimolante. Alla stessa maniera il compenso di un lavoro si compone di denaro da una parte e di soddisfazione dall'altra.

Per cui quando mi si dice "fare fumetti è come fare il tipografo quindi deve essere pagato alla stessa maniera" non sono daccordo. Fare fumetti ha in se una componente (più o meno) creativa abbastanza alta da compensare spesso i bassi guadagni. Questo determina che molte persone facciano fumetti come secondo lavoro e che la pubblicazione (quindi il livello di soddisfazione) basti a retribuire il loro lavoro. Questo è un fatto.
D'altra parte è spesso vero che la maggior parte dei fumetti (parlo di quelli venduti in libreria/fumetteria) raggiungono cifre di vendita tali da non produrre un vero e proprio reddito verso l'editore e l'autore. Anche questo è un fatto.

Per questo non mi meraviglio se un editore mi offre solo una percentuale sulle vendite (che va da un minimo del 7% ad un massimo del 10%) assieme ad un anticipo che gira attorno ai 1000 euro lordi. Anzi, questo è l'unico modo per vedere autori più giovani o più di nicchia in Italia.

Certo è vero che serve un minimo di professionalità per fare gli editori.
Penso sia necessaria una soglia minima di retribuzione. Visto che il minimo per accendere una macchina di stampa è 1000 copie, è necessario partire dai margini che 1000 copie offrono.
Queste sono le semplici regole del gioco.
Quando ho iniziato a pubblicare 11 anni fa conoscevo queste regole quindi (come molti) mi sono imposto di non dover dipendere dai miei fumetti per vivere mettendo sempre il piacere e la soddisfazione al primo posto.

Per cui, in definitiva, è possibile cambiare queste regole? Difficile ma non impossibile.
Una tavola rotonda tra autori e editori alla prossima Lucca Comics sarebbe auspicabile.

Aggiornamento.
A. Garamond Ciccarelli, editore di SaldaPress dice la sua (ed io mi associo) nel suo blog.
Su House of Mystery questa notizia che rafforza il Salda-pensiero.
Altri aggiornamenti.
Susanna Raule chiarisce il suo punto di vista sul suo blog, qua.
Marco Ficarra, autore e letterista dice la sua, qua.

101 commenti:

BAU E WOOF ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
BAU E WOOF ha detto...

mmmhhh... non sono d'accordo.

Un editore che decide di diventare Editore (con la E maiuscola) deve anche rendersi conto che fare fumetti per un autore non è cosa semplice.
Anche se non fa il disegnatore "di mestiere" questo non significa che debba approfittare della "passione" che l'autore mette nel realizzare un suo lavoro e pagarlo così poco.
Non dimenticare che l'editore, poi, quel tuo fumetto...quello dove con passione, opera artistica, riflessione intellettuale, quel fumetto lì, poi l'editore lo vende.
Lo vende in libreria, nelle fumetterie e sopratutto nelle fiere dove recuperano il prezzo pieno di vendita senza perdere il 40% che prende la distribuzione (altro punto che bisognerebbe analizzare)-
Per recuperare quelle 1000 euro che a te hanno dato come anticipo gli basterà fare un paio di fiere.

A Lucca si farà qualcosa...di sicuro.

saldaPress ha detto...

Ma perché, un editore alle fiere ci va gratis?
Le fiere, per gli editori, a meno di non fare TUTTO in NERO e NON PAGARE i collaboratori (cioè ormai la prassi), per i piccoli editori sono TUTTE in perdita.

saldaPress ha detto...

ps: e con le 1000 copie di tiratura non c'è nessuna possibilità di fare un'impresa economica che paghi degnamente TUTTE le parti in causa.

michele petrucci ha detto...

Vengo dall'autoproduzione. So per esperienza diretta che da 1000 copie di tiratura ci sono pochissimi margini di profitto. Quindi molti editori come molti autori compensano il mancato reddito con il piacere di fare qlc che li soddisfi. Da qui nasce questa situazione anomala. Ma lo stesso succede per esempio nella piccola editoria di varia. Poi c'è la questione visibilità e questo sarebbe un altro capitolo da affrontare.

nerosubianco ha detto...

Ricapitolando:
- pagare uno stand:si
-pagare i collaboratori allo stand: si
-pagare le spese per le fiere: si
-pagare gli autori- NO

E sottolineo che per il 90% dei casi l'autore va a promuovere il suo libro in fiera disegnando allo stand per tutti i giorni della fiera e l'editore non gli paga un'acca. Ne pranzi, ne cene, ne albergo...

dai ragazzi è vero venire incontro agli editori, ma qui siamo andati un po' oltre

LUIGI BICCO ha detto...

Sono d'accordo con Claudio.
L'opera di un autore in se è
intoccabile. Se non si riesce
a ripagare tutte le parti con
una tiratura di 1000 copie,
si potrebbe pensare di non
mandarle proprio in stampa, quelle
1000 copie. Naturalmente un autore
può decidere di poter scendere
a compromessi e di gestirsi come
vuole. Ma deve partire da lui,
non dal mercato o dall'editore.

michele petrucci ha detto...

Infatti… pagare l'autore: sempre.
Però in proporzione alle vendite. Non ci sono scappatoie o altro. Per me è sempre andata così con SaldaPress, con MagicPress o con Tunué. Ma la stessa regola vale per l'80% (o più) degli editori di fumetti e di varia.
Dovrebbero sparire o fare solo fumetti su licenza? Non so… chi ci guadagnerebbe?

sraule ha detto...

ma è una regola difettosa alla base, vedi? ha ragione luigi quando dice che se pubblichi qualcosa che sai già che andrà in perdita forse è meglio se non lo pubblichi.
io faccio questo mestiere per passione, come credo tutti gli autori, ma se lavoro su un progetto 10 ore è giusto che quelle 10 ore mi siano pagate.
se no vado in autoproduzione (appunto) e poi sono fatti miei.

comunque, sì, sarebbe bello parlarne a lucca.

michele petrucci ha detto...

Come nel resto del mondo in editoria ci sono molteplici sfumature che vanno dalla fanzine (dove tutti rigorosamente lavorano gratis) al grande editore dove sei pagato benissimo. Tutto qua. Poi sta a te autore fare le tue valutazioni. Certo se devo contare le ore lavoro in questi 11 anni sto fresco! Ma scusa, tu per il tuo Ford R sei stata pagata a ore? Tu sai che ogni autore deve valutare ogni singola cosa… Cmq sì Lucca Lucca… alla peggio ci contiamo e ci prendiamo un caffè tutti insieme. Che dite? E che ognuno di noi porti un'idea!

sraule ha detto...

tralasciando il fatto che io per il mio Ford non sono ancora stata pagata, in teoria sarei pagata a tavola. facendo un rapporto tra ore di lavoro spese e stipendio percepito (oppure no, come si diceva) il compenso equo.
poi ognuno fa quel che vuole. io se lavoro gratis vuol dire che sto lavorando per ME, e che quindi tutte le spese e tutti i guadagni saranno miei.

michele petrucci ha detto...

Non conosco i dati di vendita di Ford quindi mi fermo. Ma i casi sono sempre due: O ci sono margini per guadagnare (sia editore sia autore) o non ci sono e le parti in causa IN EGUAL MISURA dovrebbero limitarsi ad un compenso minimo. Nessun sfruttatore ne sfruttato. Basta che le regole siano ben chiare.

LUIGI BICCO ha detto...

La tua, Michele, mi sembra la
giusta chiusa al discorso.
Anche se spero che continui,
perchè... a voglia se ce ne
sarebbe bisogno di parlarne.

Per Susanna: Appunto. Se tu hai
deciso che non è un problema il
fatto che l'editore non ti abbia
ancora pagata e che per te possa
comunque trattarsi di un
"investimento" per il futuro,
allora va bene.
Se è l'editore che rinvia i tuoi
pagamenti perchè Ford Ravenstock
non vende 1000mila copie, allora
no, non va bene.

sraule ha detto...

luigi: dal mio discorso sembrava che andasse bene?

"Ma i casi sono sempre due: O ci sono margini per guadagnare (sia editore sia autore) o non ci sono e le parti in causa IN EGUAL MISURA dovrebbero limitarsi ad un compenso minimo."

Veramente io mi limiterei al compenso sancito dal contratto, che comunque non è alto.
L'editore fa un investimento, se l'investimento non funziona nessuno lo obbliga a persistere, ma non credo di dovermi far carico del SUO rischio d'impresa. Al massimo mi faccio carico del MIO, se autoproduco.

michele petrucci ha detto...

Il discorso Susanna non fa una piega.
Anche se, ricordo, stiamo parlando di un lavoro creativo dove altre variabili entrano in gioco. Il piacere di fare quello che si fa, la promozione e quindi la visibilità che un editore è in grado di fare (facendo anche un lavoro per l'autore).
Cmq la mia non vuole, ripeto, non vuole essere una difesa dei piccoli editori. Ci sono anche quelli non corretti. Ma loro rischiano ogni volta che pubblicano, perché hanno spese fisse (stampa, struttura, anticipo agli autori) che non sempre rientrano.

Elenco abbastanza completo degli editori che producono fumetto in Italia:
001 Edizioni
Astorina
BeccoGiallo
Black Velvet Editrice
Bottero Edizioni
Centro Fumetto Andrea Pazienza
Coconino Press
Comma 22
Coniglio Editore
Cronaca di Topolinia
Dentiblù
Disney
Double Shot
Editrice La Torre
Edizioni Arcadia
Edizioni BD
Edizioni Star Comics
Edizioni Voilier
Fame Comics
Fandango
Flashbook
Freebooks
GP Publishing
GG Studio
Grrrzetic
Hazard
Italycomics
Kappa Edizioni
Lavieri Edizioni
Magic Press
Nicola Pesce Editore
Panini Comics
Passenger Press
Pavesio
Q Press
ReNoir Comics
Rizzoli Lizard
Sergio Bonelli Editore
SaldaPress
Star Comics
Tunué

41 editori…
Non conosco tutte le situazioni, Magari farò qualche errore ma tolto Disney, Bonelli, Panini, Rizzoli e Astorina. Forse Star Comics.
Gli altri 35 non pagano a tavola (o pagano pochissimno). Dovremmo partire da questo dato.

saldaPress ha detto...

Mi sa che sono stato frainteso.

Certo che anche l'autore debba essere pagato ma giusto anche che pubblicare libri sia anche per l'editore per un'impresa economica (x cui mi faceva sorridere il discorso che, in fondo, l'editore poi grazie alla fiera rientra dei costi, come se alle fiere gli editori ci andassero gratis)

Al momento, per i piccoli editori, mi sembra che le strade editoriali siano due (ed escludo la terza: caro autore, io ti pubblico e tu non prendi un cazzo):

a. concordare un anticipo basso (o minimo garantito che dir si voglia) con l'autore che però sale se il libro si vende

b. si pubblicano solo titoli su licenza estera che costano all'editore notevolemente meno che pagare un autore che produce materiali ex novo.

Il problema, cari miei, è che qui i piccoli editori stanno facendo il lavoro che dovrebbero fare anche i grandi (cercare e fare crescere quella che sarà l'industria del fumetto di domani) mentre i grandi (o quelli che vorrebbero essere considerate tali) sono da anni capaci solamente di saccheggiare la storia del fumetto mondiale per drenare soldi dai quotidiani.

Che ci fanno con quei soldi? Se li mettono in cassa.

Quanti dei soldi prevenienti da Repubblica (e sono stati tanti) Bonelli, Panini o De Agostini hanno reinvenstito nel produrre nuovi fumetti? Credo zero o poco più.

Autori, volete fare fumetti ed essere pagati per il vostro lavoro?
Giustissimo.
Ma la porta a cui dovete iniziare a bussare è quella di Rizzoli, di Feltrinelli, di Panini e del sor Bonelli.

nerosubianco ha detto...

Susanna: se un editore non ti paga, fai mandare dal tuo avvocato una lettera di pagamento in raccomandata con ricevuta di ritorno con richiesta di pagamento a 30 giorni dalla ricevuta carta. Se hai la possibilità di fare fattura è ancora più semplice, stacca la fattura e mandala all'editore.

Michele:Anche Eura pagava a tavola (ora la nuova gestione non so).
Quando dici "Il piacere di fare quello che si fa" (giusto), ma non vuol dire che l'editore debba approfittarsene però.
1000 euro a libro sono veramente uno schiaffo al proprio lavoro.

Salda: Credo di essere stato frainteso anche io:
io parlavo del recupero nelle fiere del piccolo anticipo dato all'autore.
Se il libro costa 15 euro all'editore basterà vendere 66 copie in fiera e avrà recuperato l'anticipo all'autore...
Hai ragione quando dici che i piccoli cercano di fare quello che dovrebbero fare i grandi, ma lo fanno male e approfittandone del "piacere di fare quello che si fa" come dice giustamente Michele.
Basterebbero piccole cose:
- pagare un pò di più l'autore
-invitarlo alle fiere dove si fa il mazzo per disegnare allo stand
-lasciargli i diritti esteri di pubblicazione

saldaPress ha detto...

Sì, vero, 66x15 fa quasi 1000, ma se per andare a una fiera io editore devo spenderne 3mila (a braccio), l'autore sarà anche stato pagato ma io editore sono sotto di 3mila euro.

Regola numero uno del mio pensiero editoriale: smetterla di appoggiarsi alle fiere o, se ci si appoggia alle fiere, smetterla almeno di lamentarsi che in Italia c'è chi evade le tasse.

saldaPress ha detto...

ps: 1000 euro saranno anche uno schiaffo all'autore, ma, su 1000 copie di tiratura di un libro che vuoi tu, hai mai provato a farli due conti relativi a quanto costa produrle quelle 1000 copie?

Mettiamo un libro da 12 euro.

- 1000 euro all'autore

- stampa: ?

- distributore: ?

- spese promozionali minime: ? (ma il minimo: mandare 10 copie a 10 riviste/recensori)

- grafica e impaginazione:?

Vedrai che non è solo l'autore a prendere degli schiaffi.

sraule ha detto...

"Ma la porta a cui dovete iniziare a bussare è quella di Rizzoli, di Feltrinelli, di Panini e del sor Bonelli."

se è per questo l'ho già fatto. non stupirà nessuno sentire che bonelli paga subito e paga tutto.
ma aspettarsi di ricevere quanto pattuito per contratto senza bisogno di passare dall'avvocato non mi sembra così. strano.
ovviamente se dovrò passare dall'avvocato ci passerò, sono iscritta a un sindacato e non mi costerebbe niente. ma il fatto è un altro: venir pagati non è un optional. che io ci metta passione non mi rimborsa le bollette.
anche questo non è un concetto così strano.

se i 41 editori di cui sopra vogliono pubblicare materiale dovrebbero sapere che per loro sarà una spesa, dovrebbero sapere che quel materiale, se non lo promuovono (altri soldi per loro? sì), non lo venderanno e che andranno sotto. sono le leggi del mercato.
quello che trovo inconcepibile è che un editore possa pensare di andare in culo alle leggi di mercato (scusate il francesismo) non pagando o pagando poco l'autore.

ma mi rendo conto che è un punto di vista personale e che molti autori la pensano diversamente da me, di fatto dando carta bianca a questi signori benintenzionati ma fuori mercato e poco corretti.

Armaduk ha detto...

Pensavo di intervenire ma vedo che Claudio ha già espresso benissimo il mio punto di vista. Aggiungo dolo una cosa: perché diamo per scontato che il fatto che a una persona possa piacere il proprio lavoro deve essere un buon motivo per pagarla meno del dovuto o non pagarla per niente? I cuochi a cui piace cucinare vengono pagati meno di quelli a cui non piace farlo? Il commesso a cui piace fare il commesso viene pagato meno di quello che odia il suo lavoro?
Non prendiamoci in giro da soli perché la risposta la conosciamo bene ma guai a dirla: REALIZZARE FUMETTI NON E' CONSIDERATO UN LAVORO. Non in Italia. Scrivere, disegnare e colorare non sono un lavoro. Al massimo sono considerati un simpatico passatempo. Non importa se hai speso un anno su una storia lavorandoci a tempo pieno. Bravo, ti sei divertito, adesso non lamentarti dei soldi che invece di disegnare scrivere e colorare potevi lavorare come fanno tutti gli altri.
Questo è il modo di vedere le cose per tutti quelli che non sono addetti ai lavori. La parte peggiore però è che questo modo di vedere le cose ormai da anni sta diventando proprio anche di quelli che in questo campo ci lavorano.

saldaPress ha detto...

Ripeto: se la tiratura è di 1000 copie o poco più non esistono margini per giustificare le "bollette" di nessuno, sia esso autore, grafico o editore.

Il mio catalogo (saldaPress) è composto quasi interamente di materiale su licenza anche per questo motivo.

La lista dei 41 editori è bella, ma se parliamo di qualcosa di legittimo come LAVORO PAGATO e IMPRENDITORIA la lista si limita a 4 o 5.

E, a quei 4 o 5, mi fa davvero specie che non ci sia mai nessun autore che alzi la voce per pretendere da loro che parte dei soldi arrivati negli ultimi anni da Repubblica & co. (che sono stati quelli che gli hanno davvero parato il culo), vengano reinvestiti in produzioni nostrane.

nerosubianco ha detto...

Salda: Non sono l'ultimo arrivato. So benissimo quanto costa ad un editore produrre. Ed è per questo motivo che io ad esempio ad un editore "piccolo" non posso chiedere i compensi della Rizzoli o della Francia. Ma c'è un limite che i piccoli editori hanno superato e la cosa allucinante è che per alcuni questo sia diventato "normale".

Ma l'editore si pone il problema di quanto tempo, valore e passione mette sul suo lavoro un autore?
Possibile che debba essere solo un ragionamento a senso unico ?
ripeto:
con 66 copie l'editore ci copre l'anticipo di 1000 euro.
Le altre spese non possono essere ammortizzate sulla paga dell'autore.
Siccome ho tante spese (stampa, distribuzione, promozione etcc...)tolgo all'autore e ammortizzo con le spese.
Se il ragionamento è questo è meglio non fare l'editore, e per un autore è meglio non lavorare con quell'editore...

PS: per la cultura all'evasione fiscale ringraziamo i nostri politicanti che con un condono ogni 2 anni hanno dato un bell'esempio agli italiani che è meglio non pagare le tasse...
ma questa è un'altra storia...

saldaPress ha detto...

Non ho detto che deve essere un ragionamento a senso unico (=all'autore zero soldi tanto lui ama disegnare) ma che, se mi dici che con tirature di 1000/1500 copie la risposta per pagare l'autore è la fiera, allora ti dico che stai facendo i conti senza l'oste e che, come spesso accade, non tieni conto del fatto che anche l'editore ha delle bollette da pagare e non può (e non deve) pubblicare libri solo x il piacere di farlo.

Ma poi i calcoli sono di una semplicità disarmante.
Su un volume di un migliaio di euro di tiratura l'investimento editoriale x un piccolo editore si giustifica solo se i costi dell'autore che produce non superano quel 8/10% sul prezzo di copertina che si paga per le edizioni in italiano di opere estere e che, alla fine, sempre quei 1000 euro o poco più sono.

Se tu, come autore, crei un fumetto che vende 800 copie e vuoi essere pagato più di quei 1000 euro, hai tutta la ragione del mondo a pretenderlo (perchè su quel fumetto ci avrai investito tempo e lavoro) ma, conti alla mano, sei fuori mercato e, a questo punto, il mio unico consiglio di editore piccolo e antipatico è di andare a bussare CON IL TUO FUMETTO alla porte di chi quei soldi da darti ce li ha e, magari, di chiedergli perché quei soldi non li vuole investire nel tuo fumetto o in quello di altri.

saldaPress ha detto...

E anticipo un'osservazione: sei fuori mercato in un posto in cui il mercato non esiste e, nel poco che esiste, si sta strutturando in modo indegno.

nerosubianco ha detto...

Il mio non è un ragionamento che riguarda "ME", ma è più a largo raggio viste le mail di colleghi che mi sono arrivate che mi raccontano pagamenti allucinanti da parte degli editori...e che sia chiaro io in primo luogo mi incazzo con loro che hanno accettato.
Anzi per quanto mi riguarda io ho sempre lavorato e continuo a lavorare con editori che mi hanno pagato dignitosamente.

Salda il tuo ragionamento non fa una grinza. Dal punto di vista editoriale hai messo sul tavolo i giusti conti e le giuste ragioni...
le stesse ragioni che può mettere un autore sul tavolo della trattativa al momento della contrattazione.
Il tuo ragionamento non è sbagliato è che vede il problema dall'altra parte della barricata....

saldaPress ha detto...

Io non vedo barricate. E, se c'è, siamo tutti e due dallo stesso lato.

Se tu autore dal tuo lavoro non ricavi soldi e se nemmeno io, editore, dal tuo lavoro ricavo soldi (perché è questa la dura verità), allora il problema va risolto in modo differente.

Quando noi saldatori abbiamo pubblicato "Oudeis", non potevamo pagare professionalmente, come era giusto che fosse, l'autore.
Ma, tavole alla mano, non potevamo nemmeno pagare noi stessi per il tempo che avremmo dovuto investire per pubblicare al meglio le tavole dell'autore (editing su tesi e disegni, coordinamento editoriale, grafica, lettering, promozione).
E in più c'erano i soliti costi di stampa.

Eppure "Oudeis" esiste ed esiste in quella forma (che è bella e preziosa) perché tutte le parti in campo hanno voluto che quel libro esistesse.

Discorso più o meno simile per "La Dottrina".

Ora, di "Oudeis" (o Dottrine) la maggior parte di quei 41 editori elencatiprima ne fa una (se ci riesce, perché poi non è vero che tutti e 41 non solo potrebbero ma soprattutto saprebbero farlo) e poi muore.

Per questo non ha senso continuare a dire che i 1000 euro dei piccoli editori sono uno schiaffo.

Lo schiaffo, autori, ve lo stanno dando quegli editori che potrebbero investire quei soldi necessari a produrre (e vendere) i vostri lavori ma che, del vostro "Oudeis", se ne sbattono.
Loro vogliono solo che disegniate i loro Tex e i loro paperi. Il resto non è un loro problema.

E, di fronte a tutto ciò, chi è di voi che sta facendo qualcosa?

saldaPress ha detto...

Per restare al tema del post: "Per cui, in definitiva, è possibile cambiare queste regole?"

Sì, forse associandosi tra persone che sanno fare bene il proprio lavoro.

saldaPress ha detto...

…e magari, per gli autori, riflettendo sul fatto che, in fondo, diventare editori di se stessi non è tutto questo gran male.

michele petrucci ha detto...

Ehi, vedo che la discussione si è animata.
Volevo solo ribadire l'ovvio.
Non si tratta di capire se pagare un autore bene sia giusto. Si tratta di capire se esiste un'alternativa visto che il mercato non esiste.
Il piccolo autore (e il piccolo editore) cerca di fare bene il proprio lavoro e spera di crescere facendo fumetti sempre migliori.
Capisco il vostro punto di vista… ma (dando per scontato che i margini per avere un giusto compenso non ci sono) l'alternativa è non pubblicare?
Perché io in questi 11 anni non avrei potuto pubblicare nessuno dei miei 4 libri.

saldaPress ha detto...

Siamo dalle parti del paradosso del calabrone, michele mio.

In questi 11 anni i tuoi 4 libri ti avrebbero potuto dare di che vivere? Non credo.

E quindi, prima nota, a quei 4 libri (tuoi o altrui) va affiancato qualche altro lavoro.

Il tempo e il lavoro investiti per realizzare quei 4 libri, quando non hai dovuto pagare tu, sono stati pagati adeguatamente? Non credo.

Eppure i tuoi 4 libri oggi esistono.

Armaduk ha detto...

Spero che vi rendiate conto che da queste premesse viene fuori che quello dell'autore di fumetti è un lavoro da ricchi, visto che, a meno di non lavorare per disney o bonelli, non guadagnerai mai abbastanza da poter sopravvivere e avrai quindi bisogno di una rendita mensile che non può venire dal fumetto. Ovviamente di un altro lavoro non se ne parla perché disegnare ti tiene impegnato a tempo pieno.
Quindi ricordate, ragazzini che frequentate le varie scuole di fumetto: Se il vostro babbo è ricco potrete lavorare, se no niente.

sraule ha detto...

"Capisco il vostro punto di vista… ma (dando per scontato che i margini per avere un giusto compenso non ci sono) l'alternativa è non pubblicare?
Perché io in questi 11 anni non avrei potuto pubblicare nessuno dei miei 4 libri"

ecco, io questo non lo capisco, michele. perché non avrebbero potuto essere pubblicati? aggiungo: perché non avrebbero potuto essere pubblicati pagandoti un prezzo decente?

non credo di scrivere cose così sputtanate e mainstream, ma vengo pagata un prezzo decente (quando mi pagano, ma questo è un altro problema - sulla cifra non ho niente da ridire). se agli autori italiani le mie cose non interessano le vado a vendere altrove.
certo, non è facile, non sarò certo io a dire che far comprare la mia roba a un editore estero sia stato facile, ma comunque è fattibile.

scusa la franchezza, ma tu ci hai provato? perché non credo che le tue cose non interessino a NESSUNO, visto che fai libri BELLI.
o stiamo parlando degli autori in generale?

saldaPress ha detto...

Scusate, ma quante copie ha tirato/venduto Ford Ravenstock?

(e poi sbaglio o Panini il #1 lo ha pubblicato perché i soldi li tirava fuori Lucca dove il fumetto aveva vinto al Lucca Project Contest? Ovviamente solo il #1, non i seguenti 3 numeri che "chiudevano" il progetto)

saldaPress ha detto...

Questo per dire cosa?

1. che io il vostro lavoro lo apprezzo, ma se le cifre di tirato/venduto non giustificano l'operazione editoriale nè per voi autori né per un editore, allora la riflessione si pone

2. se una manifestazione come Lucca fa un concorso per segnalare nuove idee editoriali, che senso ha che i soldi che sborsa li da a un editore come Panini che quel prodotto editoriale dimostra di non saperlo gestire (e nemmeno di volerlo, altrimenti i numeri successivi li avrebbe pubblicati lui)? Cazzo, ma dateli a qualcuno dei piccoli editori che il fumetto italiano lo produce e lavora per valorizzarlo.

(ovviamente, anche gli stessi autori che partecipano ai concorsi potrebbero fare pressione per ottenere garanzie del genere)

michele petrucci ha detto...

Parlo di me ma anche di quegli autori (e sono tanti) che non lavorano per i "grandi" editori. Certo che all'estero le cose cambiano (non è semplice neanche là) ma in Italia (e di questo stiamo parlando) la situazione è questa. Fare fumetti, scrivere poesie, fare il pittore e tante altre cose non paga. Oppure paga solo in rarissimi casi (vedi Gipi)
O sei ricco o trovi altro tempo in qualche maniera. Io fino a che ho potuto ho lavorato part-time (come grafico). Ora cerco di dedicare 2 ore al giorno al fumetto (che significa stare davanti al monitor spesso fino a quest'ora)… non è facile ma non mi lamento.
Lavorare all'estero in modo continuativo? Molto difficile… uno come Bilotta per esempio è dovuto fare marcia indietro e tornare in Italia. Se ci riuscite restando in Italia siete bravi. Ma questo è un altro discorso.

Armaduk ha detto...

Primo volume tiratura 3000 venduto 2800-2900
I successivi due non lo sappiamo.
Il quarto è in progetto

Ma Ravenstock non c'entra niente con questo discorso perchè a parte il primo volume i successivi sono pagati decentemente. Rientra invece nel discorso che si tiene sul blog di Susanna con scambi "incrociati" con Michele qui.

sraule ha detto...

una precisazione per salda, perché se no quelli di panini passano per stronzi: le spese di stampa e di distribuzione del primo (e unico) ravenstock prodotto da loro sono state a LORO carico e non a carico di lucca comics.
sul prosieguo si può dire quel che si vuole, ma questo fatto ci tengo a precisarlo.

poi, michele, hai aggirato molto diplomaticamente la mia domanda, che era: sei sicuro che i tuoi lavori potessero uscire SOLO in quella forma?
sei sicuro che i lavori di altri (bravi) autori possano uscire SOLO in quella forma?
non sto parlando di roba iper-indy (che comunque meriterebbe un'altra attenzione e va be'), ma di graphic novel ben scritte e ben disegnate che con la giusta pubblicità potrebbero vendere BENE.

Armaduk ha detto...

Oops! Mi correggo: venduto 2080.

nerosubianco ha detto...

Sto cercando di organizzare qualcosa a LuccaComics. Oggi ho iniziato a mandare le prime mail per cercare di fare qualcosa.
vi terrò informati.

michele petrucci ha detto...

Mmm… sì, sono abbastanza sicuro perché conosco i dati di vendita di molti autori di case editrici diversissime. Poi, se parliamo di potenziale quello non te lo so dire. Tunué nel suo piccolo ci prova a far promozione ma le loro risorse sono quello che sono.
Ma sappiamo tutti che superare le 2000 copie è cosa alquanto rara tra le graphic novel… ci riesce l'editore grande (Guanda e neanche su tutti i titoli nel catalogo) oppure specializzato come Becco giallo che si affida più all'argomento che all'autore.
Ma che io sappia spesso neanche i libri Einaudi riescono a superare le 2000/3000 copie.
Poi prendi Cammo, Dell'Edera, Di Giandomenico e come loro tanti che lavorano all'estero perché in Italia la situazione è (tristemente) questa.

michele petrucci ha detto...

@Claudio… bene… comincio a contarci: Io, Claudio, Susanna, Armando (?), Flaviano. Tunué e SaldaPress?

saldaPress ha detto...

Andiamo signori, non per farli passare sempre per la Morte Nera del fumetto italiano, ma Panini ha una distribuzione interna che è Pan (ergo la distribuzione x Panini non è un costo) e 3mila di un 64pp brossurato (o 48?)non si può proprio dire che per Panini sia un'operazione editoriale da svenarsi.

Ci possiamo nascondere dietro un dito, ma senza l'incentivo di Lucca, Panini Ford Ravenstock (che pure è un ottimo prodotto) non lo avrebbe nemmeno guardato.

Ma davvero non fa specie a nessuno (in primis agli autori) che Panini non abbia i mezzi per produrre gli altri 3 numeri di una serie di cui ha pubblicato il numero 1?

michele petrucci ha detto...

Non so. Magari Panini non ha le capacità di avviare una collana di romanzi a fumetti. Noi autori dovremmo andare dagli editori a lamentarci perché non producono i nostri fumetti? Casomai dovrebbero essere i lettori a lamentarsi di questa carenza.

Invece l'idea di un'unione tra diverse piccole realtà editoriali potrebbe essere un bella cosa. In Francia ci sono riusciti ma in Italia anche questo è un punto delicato e molto difficile.

nerosubianco ha detto...

Per quanto mi riguarda l'incontro sarà aperto a tutti, anche se preferirei che fosse aperto soltanto agli autori.
Credo sia bene intanto parlare tra di noi e capire quali strade possono esserci d'alternativa al "ti pubblico poi se vendo ti do un tozzo di pane" perchè dalle mail private che mi arrivano siamo arrivati a questo punto. Qui non c'entra più il 1000 euro o la Panini e la Bonelli che non investono (anche se sulla Bonelli non sono d'accordo, secondo la sua linea editoriale ha investito eccome su strade nuove), qui si parla di NON essere pagati...

Roberto B. ha detto...

Vorrei esprimere il mio punto di vista.

a. I soldi previsti dal contratto devono essere erogati tutti e nelle scadenze previste (questa è un'anomalia tutta italiana presente non solo nel mondo del fumetto, purtroppo). Se l'editore ha fatto male i conti rientra nel (suo) rischio d'impresa.

b. Se autore ed editore non si accordano sugli importi (anticipo, percentuale sulle vendite, etc.), fine. Non c'è accordo e chiusa lì. L'editore potrà cercare altri autori, l'autore potrà cercare altri editori o tentare la strada dell'autoproduzione.

Tutto il resto sono chiacchiere. Potremmo poi stare a discutere ore sul mercato del lavoro, sul rapporto domanda/offerta etc., ma sarebbero discorsi inutili (in questa specifica discussione, non in senso lato, ovviamente) e relativi all'intero mondo anziché al solo fumetto.

Posso dare un suggerimento?

Il dato saliente mi sembra sia il 50% dei costi dovuti alla distribuzione. Io intravedo due possibili strade:

1. I piccoli editori si consorziano ai fini della distribuzione, magari creando una propria società di distribuzione. Il principale ostacolo in questo caso mi sembra l'estrema litigiosità del settore (senza offesa per nessuno, per carità, ma da "esterno" sembra sia più semplice risolvere definitivamente il problema ebrei/palestinesi che mettere d'accordo due o più editori ;-) ).

2. Utilizzare per lo stesso prodotto canali di vendita alternativi. Il mercato dei comics su iPad sta andando fortissimo. A fronte di bassi costi di conversione (e su questo sono abbastanza ben informato) il prodotto funziona e ha parecchie opportunità di promozione (prime pagine gratuite, albi di prova, visibilità internazionale, etc.). Perché non provare?

sraule ha detto...

evidentemente continuo a spiegarmi male. non sto dicendo che quelli della panini sono stati eroi perché hanno stampato il num 1 di ravenstock, l'hanno distribuito e l'hanno pubblicizzato (poco). sto dicendo che però l'hanno fatto e non l'ha fatto lucca comics.
in realtà panini non era il partner giusto per l'iniziativa fin dall'inizio, perché non è e non è mai stata interessata a produrre graphic novel italiane. semplicemente, all'epoca del project contest, alcune persone in Panini si sono fatte convincere a fare questa cosa, e ovviamente i costi per l'editore erano irrisori.
erano così irrisori che all'epoca di ravenstock 2 uno dei responsabili, praticamente stringendosi nelle spalle, disse: "sì, facciamo anche il 2" (come a dire "ci costa talmente poco..."). ovviamente il 2 non si è fatto e questo spiega molto bene la linea editoriale panini: la roba italiana non interessa, a meno che non sia roba da edicola - e anche in quel caso, dopo le ultime batoste, credo abbiano più o meno rinunciato.
e d'altronde, perché dovrebbero produrre fumetti che vendono così poco?
ci sono una serie di buoni motivi per cui dovrebbero farlo - motivi commerciali - ma sappiamo tutti che, comunque non lo faranno.

michele petrucci ha detto...

Condivido per filo per per segno Roberto. Anche sulla litigiosità tutta italica. Se segui da un po' questo blog saprai che stiamo cercando di portare avanti un progetto per iPad. Anche se onestamente i numeri al momento sono ridicoli.
@Claudio. Putroppo è così. Per questo invocavo un minimo di garanzia negli anticipi e nelle royalties.
@Susanna. Come dicevo in Panini manca soprattutto la capacità. E la visione. In tutto il mondo i romanzi a fumetti stanno andando molto bene. A fine post ho aggiunto un link che conferma la mancanza di visione di cui parlava saldaPress.

Roberto B. ha detto...

@michele petrucci
Ammetto di essere arrivato qui dal blog "io se fossi Garamond" del salda. Ora do un'occhiata a ritroso.

Non intendo certo dire che l'iPad salverà il mondo dai trifidi, ma solo che può essere un canale per avere ulteriori introiti da un prodotto già creato in altro formato (i.e. carta).

I numeri che conosco io sono al momento per la realtà statunitense, ovviamente, visto che la penetrazione dell'oggetto in Italia è ancora molto limitata.

Ma un mio amico, italiano ma con inglese fluente (mio cugggino... no, no, è tutto vero), sta convertendo tutti i suoi fumetti (rivende i volumi di carta per acquistarne la versione iPad). In più sta acquistando i numeri successivi di prodotti che non conosceva, dopo aver letto il primo numero gratis (così ha scoperto Kick-Ass di Millar, ad esempio).

MicGin ha detto...

pure io, per conto mio, ne ho parlato qua
http://sonoioche.blogspot.com/2010/06/le-illusioni-del-fumettista.html

il tema è concreto...

michele petrucci ha detto...

Ciao Michele, mi era sfuggito il tuo post e quello di Ausonia. Tutte cose interessanti e che fanno pensare. Mi sembra sempre più che sia il momento di fare qlc di concreto per cambiare le cose. Qlc per arrestare questa deriva e magari invertire la tendenza.

MicGin ha detto...

colpisce che tutti questi post siano nati insieme, negli stessi giorni, spontaneamente.
da garamond scrivo che non ho soluzioni. ma il problema ha due aspetti: uno imprenditoriale e l'altro artistico-culturale

Mi preoccupa molto il primo, perché sono tante le esperienze negative. E gli editori che si sono dimostrati più bravi, come Tunué, non sono ancora in grado di "mantenere" i loro autori.

Sul secondo, sono sereno sotto il profilo artistico, perché siete in genere bravissimi! Ma sul fronte temi/valori/storie/linguaggi testuali... mhhh non tutti hanno ancora fatto quello che potrebbero...

Massimiliano Clemente ha detto...

Ciao a tutti.
La discussione che si sta sviluppando è molto interessante.
Naturalmente assicuriamo la nostra presenza a Lucca per un incontro sul tema.
A presto!

saldaPress ha detto...

Vero Michele che non ci sono soluzioni in vista, ma quante sono state le voci del fumetto italiano che hanno domandato a chi ha intascato dai quotidiani come mai ha reinvestito zero nel fumetto?

Credo davvero poche.

Forse, se la memoria m'assiste, solo Bottero un patello di anni fa su Comicus.

Personalmente, più che le tavole rotonde mi ineteressa che queste domande si comincino a fare e non solo come commenti a margine di un post su qualche blog.

saldaPress ha detto...

Michele = Michele Ginevra che aveva postato poco prima, non Petrucci.

michele petrucci ha detto...

@ Ginevra… non ho ben capito la differenza tra "profilo artistico" e "profilo di temi/valori/storie/linguaggi testuali".
E non ho ben capito cosa centra nel discorso… vuoi dire che non tutti i fumettisti che pubblicano sono all'altezza di essere pagati?

saldaPress ha detto...

Non tutti i fumettisti che pubblicano sono all'altezza di essere pagati

ovvero

non tutti i fumettisti che pubblicano sono ancora di professionisti

ovvero

non c'è niente di male che alcuni lavori vengano pagati di più e altri di meno.

Non so se è quello che intendeva Ginevra, ma io la vedo esattamente così.

nerosubianco ha detto...

"Non tutti i fumettisti che pubblicano sono all'altezza di essere pagati"

Salda: vedi che se scaviamo una cosa in comune la troviamo : )

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Avevo scritto un commento lunghissimo che naturalmente si è cancellato.
Vabbè. Appena mi calmo lo riscrivo.

Per ora se c'è da discutere a Lucca sull'argomento come NPE siamo disponibili. A dopo

Armaduk ha detto...

"Non tutti i fumettisti che pubblicano sono all'altezza di essere pagati"

E chi lo decide se sono all'altezza o no?

Essere pagati poco è una cosa. NON essere pagati per niente è un'alta. Anche un esordiente va pagato. Anche se non è bravo va pagato. Ha dedicato a quel lavoro tempo e presumibilmente amore e va pagato. Poco, ma va pagato.

Anzi non lo pubblichi.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

"E chi lo decide se sono all'altezza o no?

Essere pagati poco è una cosa. NON essere pagati per niente è un'alta. Anche un esordiente va pagato. Anche se non è bravo va pagato. Ha dedicato a quel lavoro tempo e presumibilmente amore e va pagato. Poco, ma va pagato.

Anzi non lo pubblichi."

Ecco questa per esempio è una cosa che io non capisco.
Se io mi laureo in giurisprudenza per fare fare l'avvocato devo fare due anni di tirocinio non retribuito otto ore al giorno in ufficio.
Stesso discorso per medici, architetti, geometri e ragionieri.
L' autore di fumetti no.
L' autore di fumetti in quanto tale non deve fare gavetta o deve fare quella che dice lui (che poi bisogna vedere che gavetta è). Io questo non lo capisco, giuro.

Chiariamoci:
In un mondo ideale tutte queste figure andrebbero pagate. Non è un mondo ideale purtroppo.

L'autore esordiente costa all'editore un lavoro immane, in primo luogo perchè non è abituato ad interagire con una casa editrice.
In secondo perchè, in quanto esordiente, bisogna proporlo e spingerlo molto più di uno conosciuto.

L'editore con un esordiente ha dei costi fissi pari a quello del disegnatore più famoso (stampa, grafico e il lavoro di cui lavora in casa editrice) ma in meno le vendite derivanti dal nome.

Nove volte su dieci con un esordiente il volume va in forte perdita.

Ora per te Armando, quanto è "poco"?

Per esempio, avere solo una percentuale sulle vendite è "poco"?

Un anticipo di quanto è "poco"?

Perchè a questo punto, lo sai quanti sono i grandi di oggi che non conosceremmo se passasse il concetto che un esordiente deve avere...esempio...mille euro a volume? Oh è poco? 500 a volume? O è poco?

Nessuno.

Facciamo un esempio...io non so se per Black Indian Ink il CFAP abbia pagato Bonanno/Bruno...ma ammettiamo che non l' avesse fatto...sarebbe stato meglio che non fosse mai uscito?
Ti potrei fare lo stesso discorso per SuperMaso Attitude di Bacilieri o per mille altre cose.

Sicuro, sicuro che sia meglio non che escano queste cose, piuttosto che pagarle "poco"?

E' rimane da capire cosa è Poco....parliamo in cifre, su. Così ci capiamo e possiamo fare due calcoli....

Un saluto!

Ketty Formaggio ha detto...

Salve, scusate se mi intrometto...
la tavola rotonda sarebbe di ottimo auspicio.
C'è chi sparla che gli autori non sono gli unici nella filiera che non guadagnano, al contrario sarebbero gli unici che non ci perdono soldi...
Ebbene, ci sarebbe da chiedersi se i contributi all'editoria possano arrivare anche a case editrici che noi consideriamo minori. E poi i contributi sulla tiratura: i dati REALI di tiratura vengono davvero controllati?
Consiglio ad esempio la visione di questo documento sui finanziamenti dell'anno 2006
http://tinyurl.com/2v9c4ec

Ne parleremo a Lucca, ma intanto continuiamo a tenerci informati.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Molto interessante Ketty

MicGin ha detto...

Mic Petrucci, mi hai frainteso, e da lì un po' di commenti... ;-)

intendevo un discorso di prospettive.
Da un lato serve iniziativa imprenditoriale. Più di dieci anni fa si provò una distribuzione alternativa, ma non funzionò. Però era un tentativo che puntava proprio a far circolare meglio le produzioni più di tendenza di allora.

Dall'altro lato servono opere in grado di intrigare i lettori. Il problema è come si presentano, ma anche cosa c'è dentro. Dicevo appunto che artisticamente sono in tanti ad avere un loro bel perché. Non sempre invece i temi trattati o il modo con cui si svolgono sono immediatamente percepibili, apprezzabili. Vedo all'estero autori di ogni paese capaci di andare subito dritti al punto, facendosi comprendere chiaramente.

Come esempio positivo voglio proporre il libro sullo sbattezzo di Lise e Talami. Cmq uno possa pensarla in merito, ecco un libro che affronta un argomento incredibilmente trascurato dal fumetto italiano, il rapporto con la religione cattolica, senza scadere nell'invettiva o nella facile satira, ma portando per mano il lettore a conoscere e confrontare punti di vista diversi. E anche con ironia.

Servono libri come questi. Non che parlino della Chiesa...! Ma che abbiano questa profondità e freschezza.
A questo punto, con una produzione vera, che non dipende dal soldo, ma dalla voglia degli autori di fare e di investire su di sé, si ritorna al punto 1.
Perché poi, penso che Lise e Talami meritino anche di poter fare una carriera professionale, cioè remunerata, nel caso volessero.

Ma attenzione, autori sono e autori rimangono.

MicGin ha detto...

A proposito.. niente male l'immagine di andrea mazzotta arrabbiato di fronte al computer che fa passare del tempo per riprendersi...
;-)

Armaduk ha detto...

Oddio, Michele scusa in anticipo per questo intervento che è così lungo che non me lo accetta e ho dovuto tagliarlo in due. SORRY!! SOB!

Ok, punto per punto:

per fare fare l'avvocato devo fare due anni di tirocinio non retribuito otto ore al giorno in ufficio.
Stesso discorso per medici, architetti, geometri e ragionieri.
L' autore di fumetti no.

"Quello di autore di fumetti è un lavoro povero. Nel senso che il guadagno medio di un avvocato sarà almeno dieci volte quello di un disegnatore"
Questa frase non è mia, è di Vittorio Giardino. Naturalmente a fare due conti vediamo che rispecchia la realtà dei fatti. Questo per dire che avvocati, medici, architetti, ecc. avranno tempo in futuro per guadagnare cifre rispettabili. Tant'è che nella stragrande maggioranza degli altri mestieri, quelli altrettanto "poveri", si viene pagati da subito. Poco ma da subito. L'apprendista pizzaiolo viene pagato. POCO, ok, ma da subito. Se sei commesso pure. Barista pure, Fioraio pure, ecc. ecc.

L' autore di fumetti in quanto tale non deve fare gavetta o deve fare quella che dice lui (che poi bisogna vedere che gavetta è).
Realizzare diciamo 48 tavole in 3-4 mesi a 10€ non è gavetta?

L'autore esordiente costa all'editore un lavoro immane, in primo luogo perchè non è abituato ad interagire con una casa editrice.
In secondo perchè, in quanto esordiente, bisogna proporlo e spingerlo molto più di uno conosciuto.

In teoria non fa una grinza. In pratica però non è così. Perché la casa editrice dovrebbe sobbarcarsi questi lavoro ingrato? Perché crede nel talento dell'esordiente e vuole proporlo e spingerlo? Sappiamo entrambi che sono pochissimi i piccoli editori che hanno i mezzi per proporre e spingere un albo, che sia di un esordiente o meno. A volte addirittura non ne hanno lè capacità. Triste, ma è così.

L'editore con un esordiente ha dei costi fissi pari a quello del disegnatore più famoso (stampa, grafico e il lavoro di cui lavora in casa editrice) ma in meno le vendite derivanti dal nome.
I costi fissi meriterebbero un discorso a parte. Perché un editore dovrebbe pubblicare un volume le cui vendite andranno a coprire giusto le spese fisse senza guadagno per sé stesso né per l'autore? Perché l'autore dovrebbe farsi carico dei costi fissi? Impaginazione pagata. Tipografia pagata. Distribuzione pagata. Autore? No. E se il tuo discorso è valido probabilmente nemmeno l'editore.
A chi conviene tutto questo? Chi potrà permettersi di pagare non dico il cabinato da 20 metri ma la semplice bolletta del gas? Solo chi è stato pagato per le spese fisse.

Armaduk ha detto...

Ora per te Armando, quanto è "poco"?
Oggi, giugno 2010, data la crisi e tutto direi 10€ a tavola. Se me l'avessi chiesto qualche anno fa ti avrei risposto probabilmente 15 o 20€.

Per esempio, avere solo una percentuale sulle vendite è "poco"?
Tipo 50 euro ogni tre mesi per un anno? Per te non è "poco"? E sappiamo bene che stiamo parlando di dati assolutamente ottimistici. In realtà l'autore dovrà accontentarsi di un forfait di 100-200 euro una tantum. Una volta coperte le spese fisse l'albo avrà esaurito il suo corso nelle fumetterie. Verrà riproposto ogni 3 mesi e i riordini saranno di 30-40 copie a calare.
Inutile dire che siccome "Nove volte su dieci con un esordiente il volume va in forte perdita." l'esordiente non vedrà un solo centesimo. Nove volte su 10. E la decima volta avrà abbastanza per comprarsi cappuccio e brioche se gli va di lusso.

Perchè a questo punto, lo sai quanti sono i grandi di oggi che non conosceremmo se passasse il concetto che un esordiente deve avere...esempio...mille euro a volume? Oh è poco? 500 a volume? O è poco?
Per il "poco" ti ho risposto sopra. Per il resto: immagina quanti potrebbero essere i grandi di oggi (ma anche di domani) che NON conosciamo perché a suo tempo non potevano proprio permettersi di lavorare gratis e hanno scelto altri lavori.
Speravo davvero che qualcuno mi dimostrasse che ero in torto quando scrivevo che questo è un mestiere per ricchi.

Questione CFAP: Io ho pubblicato le mie primissime cose con il CFAP. E, se potessi tornare indietro, lo rifarei ad occhi chiusi. Ma il CFAP NON è una casa editrice. Il CFAP per come la vedo io è una associazione che si sostiene con i tesserati e che si preoccupa della diffusione di un tipo di fumetto che non trova spazio altrove (Michele G correggimi se sbaglio). Io all'epoca ero fortunato perché la mia famiglia poteva badare a me e ho avuto il tempo di essere economicamente improduttivo pur di poter pubblicare i miei fumetti.

Sicuro, sicuro che sia meglio non che escano queste cose, piuttosto che pagarle "poco"?
No, è una scelta dell'autore. Ciò non toglie che dovrebbe comunque essere pagato.
Ti assicuro che ho conosciuto gente brava, ma DAVVERO brava ma non abbastanza fortunata da avere mezzi di sostentamento se non il proprio lavoro. Hanno tutti dovuto rinunciare all'idea di diventare autori. Peccato.
E pensare che bastava quel "poco".

Credo sia tutto ;)

Michele scusa ancora per la lunghezza,

Armaduk ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
MicGin ha detto...

ah ah... ti ho risposto anche altrove e rieccoti qui... ma tra poco si va a fare la nanna!

discorso cfapaz: associazione di enti dal 2001. prima di persone che si tesseravano. c'è sempre stato il sostegno di alcuni enti locali tra cui il comune di cremona. obiettivi aggregazione giovanile e sostegno creatività ed espressività.
quindi abbiamo anche sostenuto i nuovi autori. però non ci siamo limitati al locale ma abbiamo operato a livello nazionale con qualche incursione estera (Zograf, Jessica Abel, Trondheim!, Matt Madden e altri).

Con la prima serie di schizzo presenta e i primi due della seconda abbiamo anche provato forme di remunerazione degli autori. Come ricordava Squaz da me, la cosa ha sorpreso gli autori di allora e anche la nostra motivazione: abituare gli autori che è naturale ricevere un compenso. Poi, ovviamente, uno può anche fare scelte diverse.

Ad un certo punto però non ci siamo più stati dentro neanche con le piccole cifre di allora (250.000 lire o 200 copie omaggio - ad alcuni conveniva la seconda - successivamente 350 euro).

Tutto questo per ricordare quello che è stato.

Ora la situazione è diversa e il Cfapaz deve rivedere il suo ruolo e il progetto editoriale. Abbiamo appunto annunciato al Comicon la chiusura di Schizzo Presenta, pubblicazione ormai insostenibile e superata dalla presenza di diversi e intelligenti piccoli editori.

Dunque, passi avanti ne sono stati fatti... cerchiamo di tenerlo presente.
Occorre allora creare un mercato ad hoc.

DiegoM ha detto...

--per fare fare l'avvocato devo fare due anni di tirocinio non retribuito otto ore al giorno in ufficio.
Stesso discorso per medici, architetti, geometri e ragionieri.
L' autore di fumetti no.--

In realtà queste sono "tasse d'ingresso" imposte da corporazioni
Non vorrai sostenermi che hanno un ruolo "formativo" e quindi è bene che lo abbiano anche per i fumettisti!
Che esistano campi in cui prevale, ancor oggi, l'ingiustizia, non vuol dire che dobbiamo impegnarci per perpetrarla perchè "così va il mondo"
In effetti mi sembra che dai discorsi fatti emerga un fattore comune...
E' vero che l'editore (piccolo) si assume un rischio maggiore per l'autore esordiente/sperimentale/di nicchia
Ma è vero anche che cerca di scaricare il 90% di questo rischio sulle spalle dell'autore.
E la scusa è "forza,forza, poi un giorno sì che guadagnerai"
Peccato che questo giorno per molti non arriverà mai

michele petrucci ha detto...

Mi fa piacere che la discussione continui. Ma sono sempre più convinto che serva uno spazio migliore del mio piccolo blog per pfar sì che che tutto non si risolva in chiacchiere tra amici.

Ad ogni modo.
@Michele, capito. Con "artistico" intendevi "grafico" allora. Cmq sulla qualità dei fumetti non possiamo certo incidere discutendone.
Per il resto il mio punto di vista l'ho già espresso. Dobbiamo tener conto di molti fattori ma son daccordo che un editore investa su un autore e quindi un minimo gli va cmq retribuito. Senza di quello scompare ogni parvenza di professionalità e siamo dalle parti del dilettantismo.

Ketty Formaggio ha detto...

Mi pare di capire che date per certo che gli esordienti dabbano fare una gavetta lunga e non retribuita. Se un ragazzo è bravo la gavetta è più corta. Lo dimostra la giovane Lupacchino. Io poi ho iniziato subito a guadagnare facendo la colorista.
Forse i ragazzi che si approcciano ai piccoli editori non sono abbastanza preparati e quindi è più facile per i piccoli non paganti infinocchiarli.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Salve a tutti!

Mamma quante risposte da dare...ci vorranno più commenti!

Prima quelli più brevi:

@MicGin: Credimi, ero riuscito ad esprimere tutto il mio punto di vista in quel commento e quando è andato perso...se era inverno mi sarei fatto una camomilla...

@Diego:

per fare fare l'avvocato devo fare due anni di tirocinio non retribuito otto ore al giorno in ufficio.
Stesso discorso per medici, architetti, geometri e ragionieri.
L' autore di fumetti no.--

In realtà queste sono "tasse d'ingresso" imposte da corporazioni
Non vorrai sostenermi che hanno un ruolo "formativo" e quindi è bene che lo abbiano anche per i fumettisti!
Che esistano campi in cui prevale, ancor oggi, l'ingiustizia, non vuol dire che dobbiamo impegnarci per perpetrarla perchè "così va il mondo"
In effetti mi sembra che dai discorsi fatti emerga un fattore comune...
E' vero che l'editore (piccolo) si assume un rischio maggiore per l'autore esordiente/sperimentale/di nicchia
Ma è vero anche che cerca di scaricare il 90% di questo rischio sulle spalle dell'autore.
E la scusa è "forza,forza, poi un giorno sì che guadagnerai"
Peccato che questo giorno per molti non arriverà mai


Diego la mia esperienza è che il tirocinio nell'avvocatura non solo serve, ma quando è fatto bene è essenziale. Per mi esperienza è lì che impari il mestiere.
Tuttavia lungi da me pensare che lo debbano fare anche i fumettisti.
Si tratta di cose diverse e contesti diversi.
Ero un discorso legato al concetto di gavetta. Che per me non è assolutamente sinonimo di ingiustizia.
Poi, sinceramente non ho capito il base a quale concetto l'editore scarica il 90% del rischio sull' autore.
Ma me lo sogno io, o è l' editore che paga tutto per poter stampare l'albo dell' autore esordiente?
Ditemi voi.

Poi sul:

E la scusa è "forza,forza, poi un giorno sì che guadagnerai"
Peccato che questo giorno per molti non arriverà mai

Ma scusa, quale editore non pagherebbe bene per pubblicare un autore non più esordiente ma che ha dimostrato di vendere?
Se quel giorno non arriva, vuol dire che l'autore e l' editore evidentemente si sono sbagliati entrambi sul talento dell'autore.

Ribadisco che qui poi stiamo parlando di piccole case editrici.
Teniamo sempre a mente questo elemento.

Ciao

sraule ha detto...

Come faceva notare Diego M, i tirocini sono tasse d'ingresso corporative volte a scoraggiare i neo-professionisti.
Quello che io non capisco del tuo ragionamento Glifo, è questo: un esordiente si presenta a una casa editrice con un lavoro, il lavoro è buono, l'editore lo compra per pubblicarlo. Dov'è, con esattezza, la necessità di un apprendistato?
Se l'autore non è buono abbastanza l'editore non lo prende, no?
O adesso gli editori passano il tempo a svezzare esordienti per la gioia dell'atto in sé?
Un piccolo editore pubblica esordienti non proprio perfetti quando ha bisogno di autori per avere un numero minimo di uscite annue e non si può avvicinare alle tariffe di autori più conosciuti.
Forse non sarà sempre così, ma molte volte lo è.
Visto che poi, solitamente, il piccolo editore non ci guadagna niente o addirittura ci perde, la cosa è due volte senza senso.

sraule ha detto...

Glifo, abbiamo scritto in contemporanea.
Ma riprendo il tuo finale: "qui poi stiamo parlando di piccole case editrici".
Piccole case editrici che sopravvivono perché pagano stampa, distro ecc, ma non gli autori.
Ahi.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

@Ketty, dove tu l'abbia letto che l'esordiente debba fare gavetta lunga e non retribuita in questi commenti non l'ho capito.

Io dico soltanto che se i primi lavori che realizza un esordiente non sono pagati in modo tale da permettergli di mantenersi con solo il lavoro del fumettista, non mi sembra che ci sia da gridare allo scandalo, perchè capita in tutti i settori lavorativi.
Tutto qui.
Ribadisco, in un mondo ideale non sarebbe così. Ma che non siamo in un mondo ideale e lo sappiamo. Mostrarsi indignati come se fosse qualcosa che capito SOLO in questo ambiente mi lascia perplesso.
Che poi il talento accorci la gavetta è cosa buona e giusta.
Che, come in ogni ambiente, ci sia qualcuno che ci marci sull' inesperienza altrui è altrettanto vero.
Dite che TUTTI gli editori senza distinzioni si arricchiscono alle spalle degli autori non lo è.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Ciao Susanna e ben trovata (e complimenti perchè a me piacciono molto i tuoi lavori).

Allora...

1) Sui tirocinio ho detto la mia. Magari la pensiamo diversamente perchè veniamo da esperienze diverse.

2) Discorso esordiente...
Se ad una casa editrice si presenta un esordiente il suo lavoro può essere buono...ma non vendibile per quanto buono.

Per come la vedo io una casa editrice ha il dovere di dare spazio anche agli esordienti (noi gli abbiamo dedicato una collana appositamente). Ma si tratta nove volte su dieci di pubblicazioni che vanno in perdita o in pareggio o dai quali derivano utili bassissimi.
La casa editrice decide ugualmente di investire nell'esordiente dandogli la possibilità di lavorare professionalmente, con scadenze, contratto e di crescere come autore nel realizzare la sua opera (e sia chiaro che cmq l'autore non lavora gratis).

Anche perchè il 90% degli esordienti si presenta con un PROGETTO e non un'opera finita.
Opera che se l'editore non si impegnasse a produrre e distribuire
non vedrebbe la luce. Opera su cui l'autore non lavorerebbe e resterebbe solo un progetto.
Ha una valenza questo o no?

Per come la vedo io, tra i compiti di una casa editrice c'è anche di svezzare esordienti. Si. Quale è il problema? SEMPRE (E LO SOTTOLINEO E RIBADISCO) TENENDO A MENTE IL CONCETTO CHE L'ESORDIENTE NON DEVE ESSERE TROPPO ACERBO.
ESORDIENTE NON SIGNIFICA "NON PRONTO PER ESSERE PUBBLICATO" ma bensì autore pronto per essere pubblicato alla sua prima esperienza che ha enormi margini di crescita e che deve sviluppare una professionalità. Anche col supporto della casa editrice, ma questa è un concezione che io personale quindi non prendetelo come assioma.


Un piccolo editore pubblica esordienti non proprio perfetti quando ha bisogno di autori per avere un numero minimo di uscite annue e non si può avvicinare alle tariffe di autori più conosciuti.
Forse non sarà sempre così, ma molte volte lo è.


Purtroppo questa cosa che dici è vera e molto triste, ma rientra in un contesto di comportamenti pacificamente riconosciti come errati. Mi sembra stessimo parlando di altro.

Visto che poi, solitamente, il piccolo editore non ci guadagna niente o addirittura ci perde, la cosa è due volte senza senso

Bè, secondo me hai un centrato il punto con questa frase.
Il senso lo si trova nel fatto che molti editori piccoli (quasi tutti) fanno altri mestieri oltre l'editore per vivere. Perchè fare l'editore a questo punto, uno si chiederebbe...a parte se chiedi a 10 editori italiani piccoli/medi ti danno 10 risposte diverse...ma a parte questo mi permetto di rispondere con un'altra domanda...Perchè fare l'autore di fumetti oggi?

michele petrucci ha detto...

E con questa domanda torniamo un po' al punto di partenza. In un mondo dove esistono editori per passione, grafici per passione, letteristi per passione, (figuriamoci se non ci siano fumettisti per passione) abbiamo bisogno di un minimo di regole per creare un minimo di professionalità nel confuso mondo della piccola/media editoria.

sraule ha detto...

io, ci campo.

rimango della mia idea, lo sai. e rimango anche dell'idea che questo concetto qua

"SEMPRE (E LO SOTTOLINEO E RIBADISCO) TENENDO A MENTE IL CONCETTO CHE L'ESORDIENTE NON DEVE ESSERE TROPPO ACERBO.
ESORDIENTE NON SIGNIFICA "NON PRONTO PER ESSERE PUBBLICATO" ma bensì autore pronto per essere pubblicato alla sua prima esperienza che ha enormi margini di crescita e che deve sviluppare una professionalità."

sia sbagliato, se l'esordiente pronto per essere pubblicato poi non viene pagato.
Possiamo metterci d'accordo sul "poco". Concordo con Armando quando dice che "poco" potrebbe essere 10 euro a tavola (anche se più che "poco" lo definirei "pochissimo"!), ma di meno non è "poco", è "niente".

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Ok, facciamoci un calcolo su questi 10 euro a tavola per vedere se è fattibile ( e torna la saga dei conti della lavandaia)

Un volume di 88 pagine B/n a 10 euro a pagina sono 880 euro.
880+1400+800 di grafico ( per tenerci bassi) fa: 3080 euro.
Mettiamo che questo albo lo vendiamo a 10 euro (perchè se lo metti sopra i 10 euro perdi il 50% degli acquirenti) e ne tiriamo 1000 copie.

In tasca all'editore entrano 4 euro.
Perchè il 50% va al distributore e il 10 all' autore.
Quante copie deve vendere l'editore per andare in pareggio (senza contare il suo lavoro e quello della casa editrice in senso stretto come redazione ecc.?)

770 copie per guadagnare 920 euro sulle copie restanti se esaurisce la tiratura (cosa che non succede mai o quasi).

Quindi l'editore lavora per un guadagno ipotetico (se l'albo vende tutto) di 920 euro a volume in...quanto? In quanto tempo devono essere vendute queste copie? un anno? due?Diciamo due.
Quindi 920 diviso 24 ( è un calcolo fittizio lo so....ma facciamo una media).

Quindi per 34 euro al mese (e non abbiamo contato un infinità di spese!!!!)
Diciamo che un editore piccolo fa uscire 20 volumi in due anni e che TUTTI gli esauriscono la tiratura (fantascienza) allora l'editore IN TEORIA guadagnerebbe 680 euro al mese.


Ritorna la mia domanda, che lo fa a fare uno l'editore? E l'autore?

Guardate che se queste domande ce le poniamo poi tocca darci una risposta e prenderne atto.

MicGin ha detto...

ok... provo a fare un po' di sintesi.

si condivide una passione. magari anche con il proposito cmq di promuoversi. questa aspettativ può valere sia per l'autore che per l'editore, che possono anche scegliere di farlo per hobby. non è un problema in sé, perché il livello delle opere prodotte può cmq essere alto, come dimostrato tante volte in questi anni.

per portare avanti questa attività ognuno cerca di costruirsi un contesto su misura: chi mette su la casa editrice, chi l'associazione culturale, chi... niente...

le regole sono predefinite: per stampare, che sia tipografia, che sia digitale, sai a cosa vai incontro.se vuoi distribuire le condizioni sono quelle. idem se vuoi andare in fiera.

se hai la casa editrice ci sono poi altre spese fisse, fiscali, di segreteria, bollette etc.
se sei associazione magari puoi attutire con contributi vari ed essere magari più libero di rischiare. però hai anche per forza di cose meno capacità commerciale e magari non hai una struttura fissa, elemento che può fare la differenza.

se fai tutto in nero, è tutto più facile e i costi sono ridotti all'osso.
può anche essere il discorso dell'autoproduzione: dove l'autore si ripaga le spese e può anche beccare qualcosa di significativo se va bene alle fiere.

Forse il terzo caso è il più "redditizio", ma siamo sempre su numeri piccoli. l'editore rischia per tutti. l'autore per sé. entrambi lo sanno e quindi la remunerazione può non esserci o essere molto bassa.

così dunque che non funziona?

possono essere due cose:
- una qualità non adeguata delle opere
- l'incapacità di arrivare a più lettori/compratori

la seconda è una questione di sistema, ed è secondo me il vero nocciolo della questione.
un po' anche il primo. ma, ripeto molto si è fatto in questi anni. secondo me ci sono dei presupposti positivi...

Andrea Mazzotta ha detto...

Michele G., quello che non metti nel conto è la cosa più ovvia però.
Che i fumetti in Italia vendono molto meno che in passato.

Da come si parla sembra che ci siano vacche grasse, cosa che non è vera!

In Italia, in infiniti punti vendita (le edicole) si può trovare una variegata scelta di fumetti Bonelli che per 3 euro ti offrono una mezz'ora di intrattenimento (e a volte anche approfondimento).

Dall'altro lato, ci sono circa 300 (un centesimo delle edicole) punti vendita dove puoi trovare albi spesso di approfondimento più che di intrattenimento (cosa molto meno ricercata nell'attuale società) a 4 volte il prezzo dell'albo bonelli con meno pagine spesso.

Il 95% dei lettori di fumetti è catalizzato dalla Bonelli o dei Manga o dai supereroi.

Il resto della produzione è ipernicchia.
C' è sperimentazione, c' è crescita della qualità e degli strumenti narrativi ed espressivi del medium...ma resta sempre nicchia, a fronte di una convenienza esagerata.

E non è solo passione.

Ci sono altri elementi

1) Sul fumetto non da edicola (Bonelliano diciamo) puoi esprimerti creativamente in un modo molto più libero rispetto all'universo bonelliano (o disney)
Vero?
Appurato che l'editore piccolo/medio paga pochissimissimo, la libertà espressiva che si riscontra in un opera da te pubblicata, ha o non ha una valenza?

2) Sono o non sono le piccole case editrici (al pari di quello che un tempo erano le autoproduzioni) dei trampolini di lancio per tanti autori per mettersi in mostra con le case editrici che pagano meglio, su tutti la bonelli?

3)Svolgono o non svolgono le piccole case editrici la funzione che una volta era delle riviste di proporre autori sempre nuovi ai lettori? Modi di raccontare che le grandi case editrici spesso non sperimentano?

4) E' vero o non è vero che nel proporsi alla grande major, francesi o americane che siano, la prima cosa che viene chiesta dai grandi talent scout è se l'autore ha già avuto una pubblicazione in Italia, perchè questo viene preso spesso come elemento per giudicare la professionalità? E che spesso queste pubblicazioni che servono da biglietti da visita per le grandi casi editrici hanno i marchi delle piccole case editrici?

Su, diciamoci tutto. E non solo che gli autori sono pagati poco dalle piccole e medie, perchè è sicuramente una verità ma non è L'UNICA verità.

Ciao ciao!

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Armando mi resterebbe da rispondere a te, ma purtroppo il tempo è finito.
Perdonami (anche del fatto che ti do del tu senza conoscerti)

Purtroppo non condivido anche se capisco benissimo molto delle tue risposte.

Solo due appunti veloci.

3 mesi non sono gavetta. Questo è poco ma sicuro.
E' l' inizio della gavetta.

Poi, il discorso fatto anche da Susanna (scusami anche tu per il tu) sul perchè la tipografia si e l' autore no---.

In effetti il discorso è legittimo.
La risposta purtroppo è pesante e grave.

Perchè si paga prima la tipografia e poi l'autore?

Perchè la tipografia non fa parte del mercato del fumetto che in grossa crisi, mentre l' autore si.

Non esiste la tipografia di fumetti, mentre esiste l' editore di fumetti e l' autore di fumetto che si muovono nel mercato del fumetto che è in enorme crisi.

Il mercato della tipografia non è quello della sola editoria. Ci sono un sacco di tipografie che si occupano di vari prodotti oltre che di libri (volantini, package ecc).

Spesso su questo campano.

Perciò, mentre l'autore e l'editore sono sulla stessa barca (e spero di averlo dimostrato o almeno di avervi fatto venire il dubbio prima con gli altri interventi) la tipografia è su un'altra barca ben più solida e può imporre condizioni diverse.

Questa cosa è triste, schifosa forse da un certo punto di vista ed umiliante per l'editore quanto per autore, ma purtroppo è la tristissima realtà.

MicGin ha detto...

Un sì sereno a tutte e quattro le domande, che aiutano a capire il contesto, cioè la convenienza che in fondo anche l'autore non pagato può trovare.

I fumetti della nostra iper nicchia vendono di più... perché sono tantissimi i titoli che escono. vendono molto meno come singoli titoli.
Anche questo è un fenomeno più generale che interessa molte merci.

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Michele G., mi piacere che ci troviamo d'accordo in modo così spontaneo.

Sarebbe bello e molto utile alla discussione se il pacifico riconoscimento dei 4 punti sopra elencati giungesse anche da parte di qualche autore, cosa che ne io, ne tu siamo.

Perchè fino ad ora questi punti non li ho visti sollevare da nessuno e questo mi lascia perplesso.

La secondo parte, perdonami, ma non l'ho capita.

saluti!

MicGin ha detto...

c'è un incremento costante di titoli pubblicati. sino a qualche anno fa riuscivamo ad acquisire quasi tutto quello che usciva per la nostra biblioteca. ora stimo un generoso 50/60%. ogni genere ha aumentato i titoli pubblicati: fumetterie, autoproduzioni, librerie... e anche in edicola ci sono ancora mezze vetrine o più ripiani pieni di fumetti.
però vendono tutti di meno.

questo accade con molte merci: ci sono un millione di modelli di divani, infiniti orologi...
l'economia di globalizza ma i comsumi tendono a personalizzarsi.

qualcosa del genere accade anche con i fumetti, dove l'offerta di titoli è veramente straordinaria, considerando che possiamo comprare "facilmente" anche all'estero e alcune iniziative nascono già come internazionali.

solo che questo mondo è molto più piccino di altri e quindi c'è un'economia molto povera, a danno degli autori. ma anche con margini ridottissimi per gli editori.

Andrea Mazzotta - ILGLIFO ha detto...

Ora ho capito. Grazie. Condivido.

sraule ha detto...

Andrea M, io posso anche essere d'accordo sui tuoi 4 punti, ma credo che il discorso non fosse esattamente questo. Non metto in dubbio le spese delle piccole case editrici. Anzi, ti assicuro che conosco la situazione piuttosto bene (e mi piacerebbe fare la famosa tavola rotonda, onde non intasare ulteriormente lo spazio di Michele).
Le mie considerazioni sono a monte. Ovvero, stando così la situazione è OPPORTUNO per le piccole case editrici continuare così? La risposta sembra essere "no".
Personalmente, come autrice, non ho interessi a lavorare per una piccola casa editrice. Paradossalmente mi conviene di più autoprodurre (e infatti lo sto facendo): questo mi permette di fare esattamente quello che voglio sul piano creativo e di assumermi sia gli oneri che i guadagni dell'operazione (compreso pagare il mio disegnatore). Temo di sembrare un po' brusca, ma introdurre nell'equazione una piccola casa editrice, che giustamente ha bisogno di fare un guadagno anche minimo sul prodotto, per me è una spesa inutile. C'è una certa giustizia poetica in questo, perché spesso per le piccole case editrici è l'autore a essere una "spesa inutile", perché è in grado di trovare autori che accettano di non essere pagati.
Non vorrei che questo sembrasse un J'accuse verso le piccole case editrici, il cui lavoro seguo e stimo (è forse più un'accusa per i colleghi, ma anche qua, ognuno fa quel che crede), è semplicemente una riflessione un po' amara sul mercato.
Come diceva Michele G, l'economia è globalizzata ma i consumi sono personalizzati. Molto presto gli autori, per farsi notare, autoprodurrano per iPad e salteranno del tutto il passaggio "piccola casa editrice". Essere dispiaciuti non cambierà la situazione.
Forse, in questo scenario, gli unici a risultare utili saranno i compilatori di giganteschi elenchi delle opere edite, chissà.

Ketty Formaggio ha detto...

Salve, butto giù un settebello e vi invito a leggere questo post nel blog di uno dei membri dell'AFUI, Hulkspakk.
http://tinyurl.com/3xjfv4c
il titolo è un programma "essere editori oggi: il banco vince sempre" Sarà vero? Forse lo è per alcuni.

@Il glifo
...mi era parso di leggere tra le righe che quella fosse la tua impressione generica. Meglio così se mi sono sbagliata :)

sraule ha detto...

Ketty: grazie per la segnalazione. Condivido quel che dice Hulkspakk, nella forma e nel contenuto :)

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Ciao Susanna,
quello di cui non tieni conto della tua analisi è la questione personale.
TU, puoi permettermi questo tipo di discorso, ma quanti come te (Ammesso, come ti auguro, che la tua autoproduzione sia la strada giusta per te)?

Evidentemente hai tempo e risorse e forza per gestire, promuovere e veicolare un'autoproduzione, che resto ansioso di leggere.

Può darsi sia questa la via anche se io ne dubito fortemente, perchè mi rendo conto di quanto sia complicato produrre e promuovere un albo.

In tal caso forse hai ragione tu.
Forse le piccole casa editrici spariranno.

Sicuramente l'autoproduzione resta la soluzione ottimale per rispondere alle domande poste...certo, mi lascia un pò perplesso come si possa cercare soluzione in uno strumento che sembra ormai aver esaurito la sua ragione di esistere anni fa, ma RIPETO: resto alla finestra fiducioso!

Vedremo....

sraule ha detto...

mah, io non credo di essere wonderwoman, però, sì, ce la posso fare.
il fatto è che non è così difficile, visto che autoproduci un fumetto per volta.
di certo non baso e non baserò mai la mia sussistenza sull'autoproduzione. l'autoproduzione la userò per produrre materiale in modo creativamente autonomo. il grosso (chiamiamolo così, va') dei miei incassi dovrà sempre provenire da altri, che siano bonelli, casterman o che ne so. temo, però, che non sarà una piccola casa editrice.

spero che avremo modo di parlarne a qualche fiera. l'argomento è interessante ma il mio tempo è abbondantemente finito. come dice hulkspakk, sono "mercenaria" e torno a lavorare :)

:A: ha detto...

Non credo sia la soluzione, ma in Francia hanno provato questo:

http://springwise.com/media_publishing/sandawe/

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Vedi Susanna tu già ti trovi in una situazione diversa perché lavori in Bonelli e questo ti assicura una certa autonomia. Anche il fatto di essere scrittrice e non disegnatrice, per questioni strettamente temporali,aiuta. (parlo proprio di temi tecnici, non mi fraintendete) Condividi che un esordiente per esempio il tuo discorso non lo può fare? Vabbè. Ne parliamo alla prossima Lucca.

marcoficarra ha detto...

Interessante la discussione, ho perso qualche commento. Ho scritto quello che penso sull'argomento qui www.marcoficarra.wordpress.com ribadisco che è tutto il comparto del fumetto è in pericolo, perché dopo gli autori sara la volta dei service e poi crollano gli stessi editori. Bisogna aumentare le vendite e fare promozione che non vuoldire mettere su iPod o iPhone un fumetto, ma vuol dire cercare i potenziali lettori e fargli conoscere i fumetti.

michele petrucci ha detto...

Interessante la soluzione dei francesi… in pratica proporre progetti su un sito e cercare finanziamenti da parte dei lettori.
@Marco, sono daccordo con te… infatti (e rispondo così anche a Susanna) la casa editrice non dovrebbe solo stampare e gestire un titolo ma, soprattutto saperlo promuovere. Tutte cose che l'autore non sa fare e non dovrebbe fare. Per questo l'autoproduzione è molto limitata.

:A: ha detto...

@Michele: sì, solo che il problema è che finora un solo progetto ha visto la luce in questo modo. Dimostrazione che forse non può diventare uno standard. E' comunque una possibilità in più.

Massimiliano Clemente ha detto...

Ho letto che si parla dell'iPad come possibile soluzione. La Tunué è stata la prima casa editrice a portare tutti i suoi titoli sul device della Apple:
- i guadagni sono irrisori: i prezzi di vendita sono bassi e anche qui c'è un costo relativo alla distribuzione;
- bisogna avere una struttura forte in grado di promuovere su tutti i canali comunicativi il prodotto, altrimenti risulterà invisibile;
- l'autore deve essere pronto a rimettere mano alla storia (disegni e sceneggiatura) ovvero a crearne una limitando le possibilità narrative, perché la policy della Apple è altamente restrittiva (vera e propria censura) su alcune tematiche.
Comunque siamo solo agli inizi; vedremo nei prossimi mesi e anni che tipo di sviluppi prenderà...

Marco Ficarra ha fatto una osservazione giusta: bisogna aumentare il bacino dei lettori (ma iPad e iPhone sono una delle strade per farlo, Marco).
Il problema è tutto qui: in Italia il mercato del fumetto è ancora a livelli microscopici (e non solo per i lettori...).


[Dato per scontato che per far aumentare i lettori sia necessario lavorare in profondità su svariati fronti (scuole, istituzioni, media, qualità, professionalità, organizzazione...), qualche anno fa, durante una tavola rotonda a Romics, proponemmo la creazione di un consorzio di editori di fumetto per promuovere il settore presso i media generalisti, per esempio tramite campagne di promozione della lettura, ma fu come parlare a un muro. Non è di certo la soluzione di tutti i mali, ma credo possa essere un segnale di inversione di tendenza.]

Anonimo ha detto...

Io vado dall'editore con il mio fumetto. "Voglio tot!". Lui mi fa no no. "Ti do molto meno!". Io gli faccio "Tanti saluti, vado da un altro".
La fine è nota.

Armaduk ha detto...

100! :)

L'ipad potrebbe essere una soluzione SE i lavori fossero realizzati in lingua inglese e SE non ci fosse il controllo pesantemente censorio della apple. Nessuno dei fumetti che ho realizzato negli ultimi 6-7 anni sarebbe accettato dalla apple senza dover tagliare o modificare decine e decine di tavole. Senza contare che l'ipad rende comunque obsoleta la figura dell'editore in quanto l'autore potrebbe personalmente sviluppare e mettere in vendita l'applicazione senza aver bisogno di intermediari. Per il resto sono d'accordo con l'intervento di Massimiliano Clemente.

:A: ha detto...

Comunque si gira intorno alla questione fondamentale: il mercato si crea quando esiste una domanda.
In Italia invece NON CI SONO LETTORI.
In generale, non solo di fumetti. Siamo una nazione con un tasso altissimo di analfabetismo, semianalfabetismo e analfabetismo di ritorno.
E' dalla scuola che parte il problema della diseducazione non dico alla cultura, ma alla lettura, e non è facendo fumetti che possiamo invertire questa spaventosa tendenza, il problema "parte" molto prima, ed è politico, prima ancora che culturale.
Per cui, quando gli interlocutori sono editori francesi, con un altro mercato, un mercato dove esiste comunque una domanda a cui l'offerta delle case editrici fa fronte, i discorsi su come far arrivare al pubblico i prodotti hanno senso.
In Italia la domanda semplicemente non esiste, e la situazione attuale è figlia di questa condizione.