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Discorsi sull'integrità di un'opera

Mi sono imbattuto in questa discussione di qualche giorno fa sul blog di Spari. Visto che è un argomento che mi sta a cuore (dovrebbe essere così per tutti gli autori) e che già ne avevo parlato, lo vorrei riprendere e approfondire. In realtà la cosa mi sembra così ovvia che non ci sarebbe bisogno di ribadirla ma in giro sento cose surreali.
Un fumetto è composto da disegno, dialoghi, montaggio delle vignette e tante altre cosette che ne determinano l'unicità. Quindi non è possibile mettere mano a queste componenti senza modificarne (più o meno) profondamente il contenuto.
Come cambiare la metrica di una poesia, ricolorare un film in bianco e nero (parlo di un film voluto in bianco e nero come L'odio, per fare un esempio) o tagliare delle parti ad un romanzo (infatti quella si chiama riduzione).
Ogni volta che un editore fa una cosa del genere sta facendo un danno all'autore, un danno al lettore e un danno al fumetto tutto. In alcuni casi i danni sono minori (chessò, una ricolorazione oppure un cambio di formato), altri imperdonabili (Astarte di Pazienza per Fandango) ma sempre di danni stiamo parlando.
Solo l'autore (o con il suo consenso) può modificare l'opera. Gli adattamenti si possono tollerare solo su edizione estere (che hanno bisogno di traduzioni e ritocchi), sempre che siano il meno possibile lesivi dell'opera.

Aggiornamento.
Pubblico l'intervento che Spari d'inchiostro mi ha scritto.

Caro Michele,
premetto che a me il lavoro degli autori interessa. Premetto anche che credo ci siano edizioni più o meno riuscite. Premetto, infine, che sto dalla parte del lettore.
Ho delle domande da porre:
Per porle mi riferirò a questa fantomatica entità astratta che chiamiamo "autore".

Che controllo ha l'autore sull'edizione?
E sulle edizioni successive?
Perché per diffondere la sua roba si infila nell'industria?
La traduzione è un'alterazione dell'opera?
Chi è l'autore?
L'editoria - tralasciando per un istante ciò che non può essere tralasciato: il quattrino - è al servizio dell'autore o del lettore?
Perché se un'opera viene stravolta ma funziona bene (o magari meglio) non va bene lo stesso?
Chi autorizza lo stravolgimento?
Perché l'industria è malvagia?

Secondo me, l'unico modo per venirne fuori è iniziare a mettere i nomi e i cognomi. Perché ci sono autori buoni e autori cattivi. Ci sono editor fichissimi e sforbiciatori incapaci.

Faccio qualche esempio.

Pratt nell'industria ci sguazzava, aveva assistenti che mettevano mano alle sue pagine e lavorava confrontandosi con editori e redattori. Rimontaggi e colorazioni li ha autorizzati lui. Distruggere quelle storie è impossibile. Le potresti montare su powerpoint e funzionerebbero (ed effettivamente è successo: do you remember supergulp?)

Jeff Smith ha fatto Bone per il comic book, poi per i volumetti e poi per l'edizione definitiva. Poi ha visto il denaro, si è confrontato con Spiegelman e ha autorizzato la colorazione. Ne è venuto fuori un ottimo lavoro per adulti e bambini che non avremmo visto mai. I miei figli che per anni si sono fatti leggere Bone in bianco e nero adesso godono rileggendo quelle storie a colori (e si divertono anche più che con l'edizione in b/n). Dice Spieg: "Maus è in bianco e nero perché parla della morte, Bone deve essere a colori perché parla della vita". Quando Spieg e, soprattutto, Mouly mnodificano il lavoro degli autori lo fanno da editor e non da autori.

Edward Gorey faceva volumetti sul cui formato aveva grande consapevolezza. Quei librini li adoro. Credo che l'edizione dei suoi lavori più diffusa sia quella dei volumoni che costano poco e rimontano una ventina di storie su pagina verticale grande (hanno per titolo Amphygorey e robe così). Il lettore deve scegliere (come per Pratt, come per Smith) se vuole comprare 16 volumetti da 8 euro o 1 volumone da 17. Quando compro Amphygorey sono uno stronzo che pensa ai soldi ignorando l'integrità dell'opera e la dignità dell'autore o sono semplicemente un lettore felice di aver trovato un'edizione alla mia portata?

Una cosa che non si dice mai. Quando Fruttero e Lucentini facevano scorciare gli urania perché entrassero nella paginazione dei volumetti, hanno distrutto un sacco di capolavori, certo, ma hanno anche reso leggibile un sacco di pattume (Curtoni racconta spesso di quando gli toccava di aggiustare le storie perché i personaggi morti rimanessero tali).

Lansdale scrive da cani (basta leggerlo in inglese per accorgersene) e, invecchiando, peggiora perché gigiona sempre più sulle metafore pecorecce ("sanguinavo più di un buco del culo con le emorroidi", un genio). Per un po' in Italia ci si è illusi fosse uno scrittore dignitoso: era tutto merito di editor e traduttori. Il mercato italiano paga a Lansdale la pensione.

E infine, la maggior parte degli autori italiani (qui è più facile citare le eccezioni) avrebbero un sacco di bisogno di un sano rapporto con editor capaci di smontare e rimontare i loro lavori. Pochi tra loro ne sono consapevoli.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.