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Lunga vita al Graphic Novel!

Premessa ovvia. Non importa come la si chiami. Conta solo se è una buona storia o meno.
Ma tant'è. Torno a parlare di questo termine che negli ultimi anni pare sia di moda usare (spesso a sproposito) e che tante discussioni ha aperto (ed apre ancora come qua e qua).
Come al solito, in campo apocalittici ed integrati.
Io, da autore di fumetti, penso che sia utile avere un termine che meglio specifica una certo modo di fare fumetti. Fumetti, diciamocelo, è un termine troppo vago e dentro ci sta di tutto.
Del resto abbiamo le "strisce a fumetti", i "comics americani", i "manga". Non vedo niente di male se, dal punto di vista merceologico (ovviamente da autore la cosa diventa meno interessante) si possa "inquadrare" un tipo di fumetto che, al di là della qualità e del genere, si possa avvicinare più ad un pubblico da libreria (cioè più adulto e che non ama la serialità tipica del prodotto da edicola).
Questo, negli ultimi anni, è evidente che stia portando più attenzione e più lettori.
Oggi in libreria ho comprato un romanzo a fumetti Einaudi (Vargas/Baudoin), giovedi in edicola il settimanale Sette avrà in copertina (e come principale articolo) dei graphic novel.
Passando ad altro… invece di soffermarci su questioni di questo tipo nella blogosfera servirebbe più attenzione ai fumetti veri e propri. Oggi sono venuto a conoscenza di questi due libri f-a-v-o-l-o-s-i di Sam Ita editi da White Star. Sono adattamenti a fumetti e Pop-up.
Dovete assolutamente guardare questi video e andare a comprarli!
Moby Dick
20000 leghe sotto i mari



Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.