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Brigante Grossi, prime recensioni

Primissime impressioni de Il brigante Grossi e la sua miserabile banda a pochi giorni dalla sua pubblicazione.
Una recensione di Nicola d'Agostino su Panorama.it e una di Giorgio Messina su Fumettod'autore.com.


Edito da Tunué, il volume è di 112 pagine a colori ed è proposto a 14,70 Euro.
L’argomento scelto da Petrucci è quello del brigantaggio: la sua è una “cronaca disegnata” delle gesta del fuorilegge Terenzio Grossi, che ha combattuto per i Savoia contro lo Stato Pontificio ma si ritrova a dare voce (e forza) al malcontento e al dissenso popolare nei confronti del nuovo Stato.
Si tratta di una storia disperata, che vede Grossi e i suoi muoversi nel paesaggio marchigiano, compiere gesta di dubbia moralità e infine capitolare dinanzi all’ordine costituito. Petrucci gestisce la storia molto bene, caratterizzando in maniera sapiente i protagonisti e facendoli muovere su uno scenario naturale affascinante quanto duro e insensibile al dipanarsi della storia e al fato ineluttabile che li attende.

Nicola D'Agostino

Il brigante Grossi e la sua miserabile banda, alla fine della lettura si rivela essere un piccolo passo indietro per Michele Petrucci e al contempo un piccolo passo in avanti per la ricerca storiografica a fumetti.
Questo nuovo volume dell'autore marchigiano racconta un altro capitolo - ancor più nascosto - della storia locale della sua regione, ma senza riuscire però a conquistare e coinvolgere totalmente come era accaduto con Metauro, l'opera precedente a questa uscita sempre per i tipi di Tunué.
La storia del brigante Terenzio Grossi e della sua banda di violenti e disadattati, vittime "sociali" del nuovo regno dei Savoia, dopo l'unità d'Italia, si dipana a cavallo tra il 1861 e il 1862 e come tante storie di brigantaggio finirà nel tradimento e nel sangue.
La prova interamente a colori di Petrucci non convince. Lo avevamo preferito e apprezzato maggiormente nelle eleganti mezzetinte monocromatiche del precedente Metauro o nel ficcante bianco e nero in toni di grigio di FactorY. La
recitazione dei personaggi abbastanza statica, sommata all'evolversi dell'intreccio spesso troppo dilatato, risultano essere il vero freno a mano tirato su tutta l'opera che però ha l'indiscusso pregio di non scadere mai nel didascalico e nell'andare a guardare con sguardo vivo - degno delle migliori novelle veriste - una pagina cruenta e buia (troppo presto dimenticata) dei primi difficili anni della nostra unità nazionale .
Il libro è completamente orfano di un impianto storiografico che avrebbe impreziosito ancor di più la storia a fumetti. Il sottotitolo in copertina "una cronaca disegnata", infatti, non rende abbastanza giustizia all'opera e rischia di fuorviare. Petrucci racconta un episodio che va al di là della pura e semplice cronaca. L'autore marchigiano racconta una pagina di storia dimenticata che aiuta a capire il primo periodo dell'unità d'Italia che, nonostante le nozioni scolastiche, rimane ancora oggi, per molti versi, come uno specchio di alabastro nero, soprattutto per quanto riguarda la vita quotidiana. La storia del brigante Grossi è un piccolo lampo di luce che squarcia il velo di nomi, cose e villaggi dimenticati nella storiografia ufficiale.

Un libro da avere, da capire e da apprezzare pur con i difetti evidenziati perché anche questi concorrono a farne un'opera unica nel suo genere.

Giorgio Messina

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.