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Il giusto costo di un fumetto

Prendo spunto dalle considerazioni di Andrea Garamond Ciccarelli sul suo blog per fare un piccolo ragionamento su questa annosa questione.
Il discorso di Andrea, da editore, è perfetto. Un libro a fumetti ha costi tecnici maggiori di un normale libro scritto. E il costo di un libro a fumetti, mediamente è più basso di un suo equivalente non a fumetti. Ovviamente da lettore la questione cambia un poco e mi piacerebbe che il costo dei libri (in generale) fosse più basso. Una delle poche realtà che riescono ad avere costo basso e qualità alta è forse Tashen, ma stiamo parlando di un colosso che stampa in diverse lingue abbassando di molto i costi di stampa.
La questione "ma la durata di lettura di un fumetto è bassa" però non è da liquidare con superficialità. Il fumetto è un mezzo particolare. Se da un lato è vero che è paragonabile, per certi versi a un libro d'arte (ci sono autori graficamente talmente virtuosi da riuscire a vendere i propri fumetti solo per la bellezza dei disegni) e quindi il discorso "durata di lettura" va a farsi friggere. Ma è pur sempre vero che fondamentalmente il fumetto è narrazione e quindi secondo me ci dovrebbe essere un buon equilibrio tra storia e disegni. Se mantieni quell'equilibrio, se quei vuoti, quei silenzi, sono utili alla storia e ben supportati graficamente il lettore rimane comunque soddisfatto.
Quindi il discorso è un po' più complicato e dobbiamo considerarlo sotto aspetti diversi e a seconda di tipi di fumetto diversi. Un lettore Bonelli si aspetta una tipo di narrazione e di immagini codificata e di conseguenza una certa durata di lettura. Una storia muta, anche molto bella lo lascerebbe insoddisfatto.
Invece il bello dei libri a fumetti è che sono molto differenti tra loro. E il lettore lo sa e riesce (dovrebbe riuscire) ad apprezzare stili e approcci diversi. A prescindere dalla durata di lettura.
Ricordo la risposta di Chester Brown ad un suo lettore che si era lamentato dei pochi dialoghi del suo libro: "Se vuoi tanto da leggere, leggi la Bibbia".
Fare paragoni tra diversi mezzi espressivi è quindi complesso e forse inutile.
Detto questo concordo con Andrea. Ci dovremmo sforzare tutti, a partire da chi fa informazione e approfondimento, di pensare ai fumetti non più solamente come ad albi popolari usa e getta dalla durata di lettura standard, ma a qualcosa che negli ultimi anni sta diventando molto altro.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.