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Fumetti: Premi e concorsi

Prendo spunto dal post di Michele Ginevra (e relativi commenti) sul "Gran premio autori ed editori 2011" della fiera di fumetti Fullcomics di Piacenza per qualche riflessione.
Questi premi in Italia non hanno importanza. Non danno aiuti, non danno denaro, danno poca visibilità e quindi spostano poco le vendite (a detta di editori e fumetterie). Quindi a che servono? Gli addetti ai lavori dovrebbero trovare una risposta a un quesito che non sono certo io il primo a formulare. Servirebbe una seria riflessione.
Una prima risposta viene da Napoli Comicon che quest'anno ha stabilito una collaborazione con Feltrinelli che si impegnerà ad esporre in alcune sue librerie per un mese i vincitori dei premi Micheluzzi. Mi sembra un buon inizio.
Ma che senso ha creare altri piccoli concorsi di questo tipo? Parlo del "Gran Premio" (e scusate se è poco) di Fullcomics, una manifestazione che nelle ultime edizioni ha creato molti malumori per la gestione poco accurata e che quest'anno apre ai games.
Lo chiedo soprattutto agli amici Matteo Stefanelli e Michele Ginevra che hanno fatto parte della giuria.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.