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Premiopoli

Leggo su La Repubblica questa inchiesta sui premi letterari in Italia.
Siamo il primo paese per numero di concorsi, circa 1800, all'anno. La maggior parte dei quali sono quelli che si definiscono vanity press, che puntano cioè al piacere di migliaia di aspiranti scrittori di vedere il proprio nome su un libro. Ovviamente questo non è sano per l'editoria come non è sana in generale la pubblicazione a pagamento. Anche perché la maggior parte del denaro che genera (circa 10 milioni di euro l'anno, derivanti da finanziamenti pubblici e donazioni private chieste ai partecipanti) finisce nelle mani di finti editori.
Ma questo fortunatamente è un fenomeno che non colpisce il mondo dell'editoria a fumetti. Probabilmente solo perché è troppo piccolo rispetto a quello del libro generico (7000 editori per circa 3,5 miliardi di euro di fatturato). Ma anche perché, mi piace credere, questa realtà sia fatta da una moltitudine di persone che amano questo mezzo.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.