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Ingredienti per diventare fumettista

Una piccola riflessione nata dall'ascolto delle lezioni sul fumetto tenute da 4 importanti fumettisti all'Auditorium Parco della musica di Roma qualche tempo fa. Ortolani, Manara, Gipi e Staino.
Potete ascoltarle qua.
Ortolani parla della sua carriera e di quanto sia stata importante la tenacia e la perseveranza. In effetti, come lui, anche io ho conosciuto tante persone dotate di grande talento alle quali però mancava la necessaria motivazione per andare avanti. E gran parte di questi oggi fanno altro nella vita. Alcuni hanno abbandonato quasi completamente la scrittura e il disegno e spesso mi chiedo cosa sarebbe ora se avessero continuato. Al contrario altri ai quali non avrei predetto un futuro nei fumetti, dopo anni di ostinata pratica oggi sono diventati bravi e pubblicano. Insomma, uno degli ingredienti necessari anche se meno evidenti di altri per diventare un bravo fumettista è quella costanza, direi quasi testardaggine che ti fa andare avanti e disegnare quasi quotidianamente. Perché tante ore passate in maniera solitaria (spesso di notte) piegati su un tavolo a disegnare fanno assomigliare il nostro lavoro (più di altri) ad una vera e propria ossessione.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.