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John Woo e La battaglia dei tre regni

Ieri sera ho visto l'ultimo film di John Woo, La battaglia dei tre regni. Un film che segna il suo ritorno al cinema di Hong Kong, dopo la lunga parentesi hollywoodiana (più di dieci anni durante i quali ha girato Senza Tregua, Nome in codice: Broken Arrow, Face/Off, Mission Impossible II, Windtalkers e Paycheck). Un film sfarzoso, il più costoso nella storia del cinema orientale, e lungo (quattro ore, anche se da noi è arrivata la versione tagliata di quasi metà pellicola). Un film riuscito, direi, se vi piacciono i film di guerra. Ma mi piacerebbe vedere la versione non tagliata.
Ho avuto il piacere di conoscere il regista cinese in occasione di un mio viaggio a Los Angeles. Ovviamente un breve scambio in quel poco di inglese che parlo, assieme ad un paio di amici e la figlia di Woo, nella sua casa di produzione. In quell'occasione John Woo, una persona mite e molto affabile ci parlò proprio di questo film che stava finendo in quel periodo.

Invece in questi giorni di grande neve ho consegnato tutto il materiale del mio libro, A caccia di rane. In alto un mio autoritratto. Il prossimo mese, in occasione della sua pubblicazione posterò qualche breve anteprima. Adesso qualche giorno di riposo e poi si riparte con un nuovo progetto.

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.