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Igort, a proposito dei graphic novel

Leggo un'interessante intervista a Igort su Lo spazio bianco.

"Leggendo tra gli appunti, mi è piuttosto emerso come a te come autore interessasse ben poco come chiamare questa opera una volta finita, e mi sembra sia così per molti autori, che la diatriba su fumetto vs graphic novel sia molto più presente per editori e critici che per fumettisti e lettori…
Ma la diatriba non esiste, davvero. Il linguaggio si chiama fumetto, e il graphic novel è un genere di fumetto che ha spesso foliazione corposa ed è concepita come opera unica, con dinamiche non seriali. Che ci vorrà mai a capire un concetto del genere?
Come dire che il cinema è diverso da una serie televisiva. Mica è un’offesa. Trattasi di categorie semantiche (…) Il problema è di tipo banalmente industriale. Quando andai alla Feltrinelli di Bologna a chiedere se avevano Gen Di Hiroshima, mi risposero che loro non vendevano manga. Parlo di anni fa. Il manga era “roba da edicola”. E’ passato il tempo, quella stessa libreria ora vende i manga, solo che li chiama Graphic Novel. Direi che, al di là delle etichette è il risultato che conta.
Personalmente mi è capitato spesso che quando dicevo “faccio fumetti” mi si domandasse “e che personaggio disegni?”. E’ banale, ma nell’immaginario comune, in Italia, il fumetto è seriale e legato all’edicola. Non c’è niente di male, fino a quando questo non diventa un ghetto che esclude le altre forme possibili.
Quando è nata la Coconino, per esempio, le librerie avevano smantellato i loro scaffali dedicati ai fumetti, era una questione di semplice sopravvivenza, e il termine Graphic Novel è servito a creare una nuova categoria merceologica. Non erano fumetti da edicola, non erano seriali, dunque potevano essere accolti tra gli scaffali, come i romanzi. Oggi ti posso dire che il grosso delle vendite dei miei libri è in libreria di varia, non nelle fumetterie, che pure li vendono bene."


E con questo chiudiamo il discorso per sempre?

Vivo e lavoro a Fano con la mia famiglia.

Ho pubblicato i romanzi a fumetti Keires, Sali d'argento (Innocent Victim), Numeri (Magic Press), Metauro, Il brigante Grossi e la sua miserabile banda (Tunué), A caccia di rane (Topipittori), I pesci non hanno sentimenti (Coconino Press/Fandango) e Messner. La montagna, il vuoto, la fenice (Coconino Press/Fandango).

Ho disegnato Il vangelo del coyote (Guanda e Mondadori) e la trilogia FactorY (Fernandel), sui testi di Gianluca Morozzi.

Collaboro con Il manifesto e il Corriere della sera.